Una bellezza ingiustamente accantonata: la tazza da consommè

Nata con lo scopo preciso di portare in tavola brodi, creme, zuppe, la tazza da consommè è un elemento quasi del tutto assente dalle nostre tavole.

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Le ragioni possono essere almeno due. Ai giorni nostri, vuoi per mancanza di spazi utili per lo stoccaggio di molti pezzi, problema cronico delle sempre più piccole case moderne ,vuoi per un’eccessivo – a mio avviso- appiattimento sul fronte delle apparecchiature, spesso si rinuncia all’acquisto di elementi di uso non troppo comune per quanto riguarda l’arte della tavola.

Inoltre almeno in Italia, dove è forte la tradizione del primo piatto a base di pasta o riso o simili, la tazza da consommè è facilmente sostituibile con il piatto fondo, che accoglie felicemente nella sua parte concava qualsiasi primo sotto qualsiasi forma: pasta ripiena in brodo, spaghetti, lasagne, zuppe di verdure o di cereali.

Nei giorni scorsi un amico mi raccontava di aver ricevuto in dono, come ho anticipato in un post sulla pagina Facebook del blog, un servizio di pregiata porcellana tedesca completo di ogni pezzo per mettere a tavola 24 persone, comprese le tazze da consommè, le tipiche e sempre più rare tazze con due manici votate al servizio di primi piatti liquidi.

Il mio amico – un raro caso di maschio italico appassionato per un’apparecchiatura ben fatta- aggiungeva anche che raramente lui e la sua compagna avrebbero utilizzato queste tazze.

E perché mai, mi sono sentita di chiedere.  Credo che sia veramente elegante servire in queste bellissime tazze una vellutata, un assaggio di tortellini in brodo, una crema di zucca o di funghi o una parmentier, piuttosto che una zuppetta di cereali. Giusto un assaggio, la dimensione della tazza non permette molto di più.

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Magari mentre finiamo di spadellare, o di cuocere nel forno, il vero primo, o nel caso in cui decidessimo di servire subito dopo un secondo molto sostanzioso.

Ma non releghiamo le tazze da consommé soltanto al ruolo per cui sono state pensate. Non soltanto un brodo, quindi, o una zuppa: serviteci un risottino, o d’estate un’insalata di farro, o di grano.

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Preparateci un dolce già porzionato: un budino, un tiramisù, una zuppa inglese… a Natale (lo so che ci state già pensando….) alternate avanzi di panettone e crema pasticcera, spolverate con il cacao e il gioco è fatto. Oppure usatele per una macedonia, per servire delle pesche al vino bianco, o per portare in tavola una giardiniera o dei sottaceti (in quest’ultimo caso mettete una tazza ogni due-tre ospiti).

Metteteci le marmellate per servire in maniera chic la colazione della domenica. Metteteci delle piccole composizioni di fiori e usatele come centro tavola.

Ma non lasciatele nella credenza, nè tantomeno in cantina, perché sono troppo carine.

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E, a proposito del servizio regalato ai miei amici, sono riuscita a strappare una promessa insieme ad un invito a pranzo, per poter vedere il servizio e fotografarlo per condividerlo con voi… a presto!

Fonte immagini: web

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5 thoughts on “Una bellezza ingiustamente accantonata: la tazza da consommè

  1. Assolutamente d’accordo, avendole è un vero delitto non usarle! Pensa che le desidero da una vita e non le ho in nessuno dei miei (ehm) “pochi” servizi: il fatto è che occupano davvero tanto spazio, e questo mi ha sempre trattenuta. Beh, almeno finora: un domani, chissà 😉

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