Mason’s, l’ironstone e alcuni pezzi nuovi (prima parte)

Mesi fa, e parlo di molti mesi, nel periodo in cui cercavo in rete ispirazione per allestire tavole spaiate, mi è capitato un colpo di fulmine.

La pagina che stavo visitando è questa, e da subito diventarono oggetto del mio desiderio due pattern decorativi dello storico marchio ingkese Mason’s: il Regency e lo Strathmore.

x354-q80Prima di arrivare ai miei acquisti, tra l’altro neanche recenti (ahimè il tempo per scrivere è sempre meno), ecco una brevissima storia del marchio e delle caratteristiche della sua produzione.

Nelle ultime due decadi del Settecento inizia l’attività dei primi Mason nel mondo delle porcellane. All’epoca il commercio londinese di porcellane destinate alle classi più agiate ruotava soprattutto intorno all’importazione dall’oriente.

Alla chiusura delle attività della Compagnia delle Indie Orientali, caldeggiata proprio dai chinamaker che producevano in Inghilterra, e che chiedevano una svolta protezionistica, seguì un’intensa ricerca nella produzione di materiali che fossero simili alla finissima porcellana orientale. I materiali che già venivano prodotti in Inghilterra non avevano le caratteristiche estetiche, né di durevolezza nel tempo, capaci di competere con gli esemplari importati dall’estero, tanto da essere definiti “semi-porcellana”, “porcellana inglese”, “porcellana opaca”, fino al momento in cui, cambiando la composizione dell’impasto da cuocere, si ottenne il bone china, l’ottimo materiale che ancora oggi viene prodotto e apprezziamo.

Per chi volesse approfondire l’argomento, suggerisco questa guida al transferware  scritta da una grande appassionata di potteries inglesi, Donna Bianca.

Ma torniamo alla nostra storia. Nel luglio 1813 Charles Mason  brevetta l’ironstone, un nuovo composto, che riusciva a conciliare la finezza della porcellana con la resistenza della terracotta, ad un prezzo economico, aprendo quindi la strada ad un mercato delle potteries aperto anche alle classi medie.mason-s-regency-8-75-plates-4856-p

Le porcellane Mason’s si caratterizzano da sempre per i colori vivaci e squillanti. L’aspetto finale di questi  pezzi veniva ottenuto attraverso due passaggi decorativi: uno, legato alla tecnica del transferware, prevedeva il trasferimento, appunto, di un disegno applicato; il secondo procedeva ad aggiungere a mano, in un secondo momento e sopra ad un primo bagno nello smalto protettivo, tocchi di colori brillanti che completavano l’opera: gialli, rosa, verdi, azzurri, o più decisi rossi, blu e verdi intensi.

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La qualità dei pezzi continuò ad essere altissima fino al 1830, calando poi progressivamente fino al 1848, quando Charles Mason vendette l’attività in seguito al suo fallimento. La produzione venne rilevata da Francis Morley e cambiò più volte proprietà fino a confluire, in tempi più vicini a noi, nel gruppo Wedgwood (1973).

Il prezzo ridotto della produzione Mason’s ha fatto sì che sul mercato specialistico si trovino ancora parecchi pezzi, e i diversi marchi di fabbrica permette di datarli con una certa precisione (ad ogni cambio di mano della proprietà seguivano più o meno significative variazioni nel marchio).

Questo per arrivare agli oggetti Mason’s che ho trovato e messo insieme. Per un confronto fra le due decorazioni a cui ho già accennato, vi aspetto presto.

Promesso!

(fonte immagini: Pinterest)

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