Disastri e soluzioni

Come già sa chi mi segue su Instagram, sabato scorso ho combinato un piccolo disastro.

Avevo acquistato da un po’ di tempo dei piatti di Spode, decorazione Blue Italian, un design storico del transferware inglese che viene prodotto dal 1816 e rappresenta nella parte centrale un bucolico paesaggio italiano, con tanto di romantiche rovine, animali liberi, un laghetto e un castello sullo sfondo. Il bordo alterna fiori a motivi orientaleggianti.

spode-blue-italian
Fonte immagine: spode.co.uk

La scena centrale intende riproporre gli scorci che durate il Grand Tour i viaggiatori inglesi, ma non solo, potevano ammirare nelle campagne italiane. Per questo la decorazione si chiama Italian, e il blu ovviamente è per il colore caratterizzante, che è veramente bellissimo, soprattutto nei pezzi più datati, dove il colore è molto intenso e il disegno più definito.

 Sabato inavvertitamente uno dei piatti è caduto e si è rotto, come da foto (di pessima qualità, chiedo perdono!).

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Se nella parte superiore del piatto il taglio è piuttosto netto, e volendo facile da riparare, nella parte inferiore, dove è avvenuto l’impatto contro il pavimento, ci sono piccolissime parti di smalto difficili da ricostruire.

A questo punto le possibilità sono queste:

  • goodbye, my darling.

Dimenticarmi di lui, rimpiazzarlo.

  • affidarlo ad un professionista per un restauro.

Anni fa, a mia madre era successo un disastro simile, ad opera di mio fratello che giocando in casa aveva fatto cadere con risultati intuibili un vaso di porcellana.
Mia madre aveva trovato una restauratrice che eseguì un miracolo, incollando anche parti piccolissime senza lasciare traccia, almeno da lontano, del suo passaggio e del danno che l’aveva preceduta.

  • ripararlo seguendo il kintsugi,

la tecnica giapponese che incolla gli oggetti infranti ma lasciando ben visibili tutte le cicatrici della rottura, anzi sottolineandole con l’oro. Quando il kintsugi è ben eseguito, i risultati sono spettacolari, sia su pezzi antichi che su oggetti moderni.

Kintsugi.png
Fonte immagine: urushi.info

Del kintsugi mi piace molto anche la filosofia che sottende a questa riparazione artistica: un bell’oggetto, anche se rotto, non perde la sua bellezza intrinseca. Il kintsugi fa di un contrattempo, di un difetto intercorso, un’opera d’arte, e arricchische l’oggetto già bello di un significato in più.

Avrete capito che sono ormai orientata per la terza soluzione. La prima non è mai stata presa in considerazione. Ho pensato alla seconda, e raccolto con pazienza i frammenti piccolissimi del mio piatto, tenendoli da parte per un eventuale restauro. Ma una volta incollato il piatto non potrebbe essere più utilizzato per alimenti, andrebbe appeso, o comunque esposto.

A questo punto tanto vale arricchirlo di venature auree, che tra l’altro con il blu stanno bene come con nient’altro: pensate alla bellezza del lapislazzuli con le sue inclusioni dorate.

Rimane solo un aspetto da chiarire: chi lo fa? 😉

A voi è mai capitato di rompere qualche oggetto? Come avete risolto?

 

 

 

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2 thoughts on “Disastri e soluzioni

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