Mason’s, l’ironstone e alcuni pezzi nuovi (prima parte)

Mesi fa, e parlo di molti mesi, nel periodo in cui cercavo in rete ispirazione per allestire tavole spaiate, mi è capitato un colpo di fulmine.

La pagina che stavo visitando è questa, e da subito diventarono oggetto del mio desiderio due pattern decorativi dello storico marchio ingkese Mason’s: il Regency e lo Strathmore.

x354-q80Prima di arrivare ai miei acquisti, tra l’altro neanche recenti (ahimè il tempo per scrivere è sempre meno), ecco una brevissima storia del marchio e delle caratteristiche della sua produzione.

Nelle ultime due decadi del Settecento inizia l’attività dei primi Mason nel mondo delle porcellane. All’epoca il commercio londinese di porcellane destinate alle classi più agiate ruotava soprattutto intorno all’importazione dall’oriente.

Alla chiusura delle attività della Compagnia delle Indie Orientali, caldeggiata proprio dai chinamaker che producevano in Inghilterra, e che chiedevano una svolta protezionistica, seguì un’intensa ricerca nella produzione di materiali che fossero simili alla finissima porcellana orientale. I materiali che già venivano prodotti in Inghilterra non avevano le caratteristiche estetiche, né di durevolezza nel tempo, capaci di competere con gli esemplari importati dall’estero, tanto da essere definiti “semi-porcellana”, “porcellana inglese”, “porcellana opaca”, fino al momento in cui, cambiando la composizione dell’impasto da cuocere, si ottenne il bone china, l’ottimo materiale che ancora oggi viene prodotto e apprezziamo.

Per chi volesse approfondire l’argomento, suggerisco questa guida al transferware  scritta da una grande appassionata di potteries inglesi, Donna Bianca.

Ma torniamo alla nostra storia. Nel luglio 1813 Charles Mason  brevetta l’ironstone, un nuovo composto, che riusciva a conciliare la finezza della porcellana con la resistenza della terracotta, ad un prezzo economico, aprendo quindi la strada ad un mercato delle potteries aperto anche alle classi medie.mason-s-regency-8-75-plates-4856-p

Le porcellane Mason’s si caratterizzano da sempre per i colori vivaci e squillanti. L’aspetto finale di questi  pezzi veniva ottenuto attraverso due passaggi decorativi: uno, legato alla tecnica del transferware, prevedeva il trasferimento, appunto, di un disegno applicato; il secondo procedeva ad aggiungere a mano, in un secondo momento e sopra ad un primo bagno nello smalto protettivo, tocchi di colori brillanti che completavano l’opera: gialli, rosa, verdi, azzurri, o più decisi rossi, blu e verdi intensi.

6063-2

La qualità dei pezzi continuò ad essere altissima fino al 1830, calando poi progressivamente fino al 1848, quando Charles Mason vendette l’attività in seguito al suo fallimento. La produzione venne rilevata da Francis Morley e cambiò più volte proprietà fino a confluire, in tempi più vicini a noi, nel gruppo Wedgwood (1973).

Il prezzo ridotto della produzione Mason’s ha fatto sì che sul mercato specialistico si trovino ancora parecchi pezzi, e i diversi marchi di fabbrica permette di datarli con una certa precisione (ad ogni cambio di mano della proprietà seguivano più o meno significative variazioni nel marchio).

Questo per arrivare agli oggetti Mason’s che ho trovato e messo insieme. Per un confronto fra le due decorazioni a cui ho già accennato, vi aspetto presto.

Promesso!

(fonte immagini: Pinterest)

Annunci

Finire… e ricominciare.

Compio gli anni il 30 dicembre. Una data che di solito rimane un po’ schiacciata tra i banchetti natalizi e gli stavizi di Capodanno.

9e1f83cf2be8fb12a8e23abbf5f3ce53

Due anni fa la sera del penultimo giorno dell’anno avevo organizzato una cena a casa, con mio fratello e mia cognata,  mia sorella e il suo fidanzato, e due coppie di amici. Tra l’altro la cena era stata occasione per scoprire in anteprima che una delle signore invitate fosse in dolce attesa. Comunque, piacevolmente sorpresa dal fatto che tutti avessero accettato l’invito, avevo dovuto risolvere diversi problemi organizzativi: il primo era logistico, dal momento che non saremmo riusciti a sederci tutti a tavola. L’unica soluzione quindi era quella del buffet.

Il secondo problema riguardava il menù. Le portate dovevano tenere conto delle intolleranze alimentari gravi di alcuni ospiti: tra gli invitati c’era infatti una persona celiaca, un’altra che non tollera latticini e derivati del latte. Senza dimenticare che come anticipato le pietanze dovevano essere facilmenti gestibili senza avere un tavolo d’appoggio.

rustic-christmas

Alla fine ero riuscita a strutturare un buon menù, con tartine che utilizzavano come base fettine di polenta alla piastra; sformatini di riso; cotechino con purè e lenticchie; una torta fatta in casa che fosse adatta a tutti gli ospiti.

L’anno scorso ho bissato l’invito, cambiando leggermente il menù pur mantenendo le solite caratteristiche.

Quest’anno con mio marito avevamo una mezza idea di concederci una piccola vacanza per Capodanno, ma a inizio dicembre hanno iniziato ad arrivarmi telefonate del genere: «Mi hanno invitato ad un’altra cena per il 30, ma ho detto che sono già impegnata». «Senti noi il 30 ci siamo, vengono anche X e Y, vero?». Felicissima che la serata fosse già diventata una piccola tradizione e che gli invitati avessero anche il piacere di ritrovarsi fra di loro, ho rimandato il nostro viaggetto a inizio anno e ho ricominciato a pensare ai dettagli della cena.

cc375d60f3f51a1c9660d7a197676efd

Ho passato le feste natalizie a letto con una brochite arrivata appena iniziate le ferie, e ho visto vacillare la possibilità di ricevere a distanza di pochi giorni. Ma mi sono rimessa in forze. Giusto il tempo di riconfermare l’invito la mattina del 28, e mia figlia iniziava ad avere le febbre. Per il 30 sera anche mio marito era stato colpito, non prima di aver mandato fiori per me e per la piccola (bouquet grande e bouquet piccolo) e della mia cena di compleanno non se ne è fatto niente. E il viaggetto di inizio anno è ri-rimandato.

Hanno ugualmente sfidato i microbi mio fratello e mia cognata, giungendo eroicamente in cordata umanitaria con medicine e cena pronta oltre ad un bellissimo regalo per me. Abbiamo festeggiato insieme, chi con le bollicine della cantina chi con le bollicine della farmacia, e devo dire che per come era iniziato è stato un compleanno bello.

9593ff89be6f35948f2f7ab43b98e8b3

Al nuovo anno chiedo tantissima salute, che per quest’inverno abbiamo già dato…

Le immagini di questo post fanno parte della mia bachehca Pinterest Natale 2016: attingo a queste immagini per non pubblicare foto di termometri sopra i 38, cortisonici e antipiretici 🙂

Buon Natale -in ritardo-

e un 2017 ricco di pace e serenità

a voi che leggete!

Edit board Move Pins

Qualche brandello di muro

Cento anni fa, e proprio in questi giorni, l’Italia viveva un’altra tragedia, all’interno della carneficina feroce che si consumava in Europa.

Nelle trincee del Carso moltissimi giovani pagavano con la propria vita il prezzo della  Grande guerra. Fra i tanti soldati, uno era veramente e per molti aspetti speciale. Era nato in Egitto, ma era italiano. Era stato a Parigi dove aveva frequentato da amico i Cubisti, Apollinaire, le lezioni di Bergson alla Sorbona, e altri italiani che animavano l’aria frizzante della capitale francese di inizio secolo: Papini, Soffici, Palazzeschi; Modigliani, De Chirico.

Dobbiamo immaginarlo dopo Parigi: nelle trincee, arruolato come volontario, mentre nei turni di riposo al riparo dagli spari scriveva versi perché scrivere era il suo mestiere, e certamente il suo modo per non impazzire. Versi che sono pensieri, che hanno in mezzo la sospensione del dolore, la pausa di un sospiro, di una vita sospesa e sincopata.

Nel loro centenario questi versi si arricchiscono di significato una volta di più.

Girano sui social e io mi ci sono aggrappata. Giuseppe Ungaretti, San Martino del Carso (pubblicata con gli altri componimenti di guerra in Allegria).

San Martino del Carso

Valloncello dell’albero isolato il 27 agosto 1916

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

E’ il mio cuore
il paese più straziato

Una Pasqua bellissima da Poppy Décor

_MG_2768Come l’anno scorso approfitto delle bellissime immagini scattate da Elena Figoli in un posto meraviglioso, Poppy Décor a Carpaneto, in Provincia di Piacenza, per augurare una Buona Pasqua a tutti i lettori del blog.

_MG_2804

 

_MG_2789Ho visitato questo posto bellissimo domenica scorsa, e devo dire che dal vivo è ancora più fiabesco. Da Poppy Décor tutto è ordinato per colore: vasi, fiori, decorazioni, oggetti. Nell’angolo dei colori pastello si passa dal rosa tenue al verde chiarissimo, al panna appena sfumato di giallo, all’azzurro. Ci sono angoli con colori più decisi, il fucsia e il blu, e  non si riesce a smettere di stupirsi per tanta bellezza.

_MG_2839

Le composizioni pasquali hanno il gusto fresco e delicato che trionfa in tutto l’ambiente. Guardate che splendida Questa alzatina con rami di ulivo, uova di quaglia e fresie, rose e ranuncoli dai colori primaverili.

_MG_2920Queste galline rotonde invece sono campanelle da appendere.

_MG_2969E dei calici rovesciati diventano il sostegno perfetto per dei portacandela a forma di rosa, senza trascurare l’elemento pasquale inserito nella coppa… un’idea bellissima!

_MG_2858

Niente, io sono uscita dal negozio con un certo numero di cose bellissime.  E queste foto mi fanno venire voglia di tornare subito…

_MG_3006

_MG_2998Buona Pasqua a tutti e ancora complimenti allo staff di Poppy Décor per le loro proposte stupende e ad Elena per le sue foto che fanno sognare…

Trovate qui le foto dell’anno scorso.

Sposi con la corona: Francesca e Dragi

Come promesso da tempo, e ormai alle soglie di San Valentino, torniamo finalmente a parlare di matrimoni con una storia davvero speciale, quella di Francesca e di Dragi.

Anche questa volta devo ringraziare la mia amica fotografa Elena Figoli, che mi ha offerto le foto e mi ha messa in contatto con la sposa perché mi raccontasse tutto il dietro le quinte del suo emozionante matrimonio.

Vi lascio alle parole di Francesca, che si definisce una sposa atipica, poco romantica, ma che con il racconto del suo giorno unico ci lascia respirare molate emozioni: «Io e Dragi ci siamo sposati il 29 agosto 2015 nel duomo di Bobbio. Ci conosciamo fin da bambini, da quando lui è arrivato con la sua famiglia dalla Macedonia, a dieci anni; oggi siamo insieme da undici anni e mezzo e quando ci siamo sposati convivevamo da un anno».
«Abbiamo deciso di sposarci lo scorso febbraio e tutti ci hanno dato dei pazzi, il tempo per i preparativi era troppo poco. Ma noi siamo così, quando decidiamo una cosa vogliamo farla “prima di subito” e così è stato».
Francesca racconta la scelta della chiesa e del ristorante per il ricevimento, come sempre le prime due cose da fissare (le località nominate sono in provincia di Piacenza): «La scelta della chiesa è stata la più semplice, volevamo sposarci a Bobbio e il Duomo è stupendo, quindi… ma anche la data non è stata difficile da stabilire, perchè a entrambi piaceva l’idea di sposarci in estate. Per la scelta della location sapevamo di non volerci allontanare troppo dal luogo della celebrazione, quindi abbiamo deciso di fare il ricevimento al “Divina” a Marsaglia; il posto è bellissimo, elegante ma giovane e non troppo formale, proprio come siamo noi. E poi io sono cresciuta a Marsaglia, quindi mi piaceva l’idea della festa nel luogo in cui ho trascorso la mia infanzia».
_MG_0688
 Ma una volta scelto il marito, ad una sposa rimane un’altra scelta difficile: l’abito.
«La ricerca del vestito non è durata molto (per fortuna), sono prima andata in un grande negozio di abiti da sposi per farmi una prima idea, ma quando sono entrata nell’atelier Donne di moda di Piacenza ho subito capito che avrei trovato quello che cercavo e infatti così è stato, appena ho provato il mio abito ho avuto l’approvazione di mia mamma e delle mie amiche. Non smetterò mai di ringraziare Gianna, la proprietaria, per la sua immensa pazienza e professionalità nel vestire una sposa un po’ atipica come me. Ha cercato in tutti modi di farmi sentire una principessa (in realtà senza riuscirci! io e le principesse viviamo in mondi troppo lontani!)».
_MG_9796-3
_MG_9635-2
Un aspetto dei matrimoni che mi piace molto è il coinvolgimento degli sposi nella cura dei dettagli, fattore che rende un matrimonio veramente unico e riflesso immediato delle personalità dei suoi protagonisti. Il matrimonio di Francesca e Dragi evidentemente è uno di questi: «Volevamo che il matrimonio fosse “nostro”, che ci rispecchiasse in tutto e per tutto e per questo abbiamo deciso di fare -quasi- tutto noi con l’aiuto dei nostri amici: partecipazioni, menu, libretti per la messa,tableau de mariage, allestimento della location, centrotavola, bomboniere (semplici vasetti in vetro a chiusura ermetica dove ogni invitato poteva scegliere di metterei vari tipi di confetti). Ho chiesto alla mia amica Micaela, bravissima ed esperta di grafica, di realizzarci le partecipazioni e insieme a lei e a Martina, una delle mie testimoni, le abbiamo tutte imbustate e chiuse con il sigillo di ceralacca con le nostre iniziali».
_MG_0840
«Come  tema del matrimonio abbiamo scelto le spezie e questo è stato il filo conduttore. Il giorno prima del matrimonio insieme ai nostri più cari amici siamo andati ad allestire la location: abbiamo realizzato il tableau de mariage, posizionato le tantissime candele per illuminare e delineare il passaggio e allestito i tavoli, ognuno con il nome di una spezia diversa (zenzero, perpe rosa, peperoncino, bacche di ginepro….)».
_MG_0593
E i fiori, questa esplosione di colori estivi, sono stati un’idea della sposa: «Per quanto riguarda i fiori, mi sono affidata a Davide e Daniele di Kadò; desideravo la chiesa colorata, vestita a festa, volevo rendere il duomo meno solenne e più familiare e devo dire che sono stata accontentata alla perfezione: la chiesa era bellissima, non potevo desiderare di meglio! All’ingresso c’era un arazzo di fiori con le nostre iniziali e tanti coni con riso di vario tipo e nella navata centrale composizioni a terra, vasi con dentro diverse spezie, sempre per richiamare il tema della giornata, e candele. Per non parlare poi del mio fantastico bouquet, scrupolosamente consegnato a casa da Daniele insieme ai braccialetti per le damigelle».
_MG_0410-2
Le foto bellissime, invece, sono state la causa di un fortunato imprevisto: «Mancavano pochi giorni al matrimonio e siamo rimasti senza il fotografo che era stato inizialmente ingaggiato. Subito è stata la disperazione, poi per fortuna abbiamo contattato Elena ed era disponibile!».
_MG_9809-3
 «Il giorno del matrimonio ero stranamente molto tranquilla, forse perchè avevo la situazione sotto controllo e poi il tempo era stupendo, e caldissimo, proprio come avevo immaginato, invece Dragi era un po’ più nervoso di me. Finalmente era arrivato il momento di prepararmi, a casa mia c’erano mia mamma, le mie testimoni e le mie amiche, nonchè damigelle,  che mi hanno aiutata a vestirmi».
_MG_9602-3
«Poi sono arivate anche le addette al trucco e parrucco: la bravissima Chiara Cantù per il make up (soddisfattissima del risultato! Si dice che il trucco fa miracoli e lei c’è riuscita!) e la mia fidata parrucchiara Pinuccia per l’acconciatura».
_MG_9619-3
«Dragi è arrivato in chiesa sul cassone di un’Ape addobbata per l’occasione accompagnato dai suoi testimoni, io, invece, sono arrivata con mio papà a bordo di una fantastica Lancia Aurelia».
_MG_9878
Ed ecco un bellissimo colpo di scena architettato dagli sposi: «La cerimonia è stata bellissima e super personale grazie a Don Paolo, il parroco di Bobbio, insieme a lui abbiamo scelto letture, Vangelo e abbiamo deciso di inserire il rito dell’incoronazione degli sposi; Dragi è di religione ortodossa e per loro l’incoronazione è un momento fondamentale del rito del matrimonio».
_MG_0175
 «Per questo motivo abbiamo deciso di inserire una parte facoltativa (che io non sapevo nemmeno che esistesse!) del rito cattolico per richiamare il rito ortodosso e abbiamo lasciato tutti gli ospiti di stucco».
_MG_0213
«Al termine della funzione siamo andati con Elena e la sua assistente Valeria a scattare qualche foto per i vicoli di Bobbio e sul Ponte Gobbo».
_MG_0645
«Nonostante avessimo deciso praticamente tutto all’ultimo per quanto riguarda le foto (infatti abbiamo anche molto improvvisato), Elena è stata bravissima! Ha saputo metterci a nostro agio e ha capito esattamente il tipo di foto che volevamo».
_MG_0617
 E devo dire che anche questa volta le foto sono bellissime, e traducono perfettamente lo spirito giovane, fresco e sbarazzino di questa coppia.
_MG_0629
Ed eccoci arrivati al rinfresco, anche questo all’insegna dell’indole spensierata di Francesca e Dragi: «Durante la cena i nostri amici non hanno perso occasione di farci scherzi e dopo il taglio della torta ci siamo scatenati: cocktails, musica, anche macedone, e per finire si sono tuffati tutti in piscina! Per fortuna io sono stata risparmiata!».
IMG_0371
«É stata veramente una giornata speciale, stupenda e al di sopra delle aspettative e questo soprattutto grazie ai nostri fantastici amici  e parenti  e a tutti coloro che hanno reso possibile questo giorno» e Francesca ci suggerisce un gesto bellissimo da fare dopo le nozze, ringraziamenti personalizzati per gli invitati: «abbiamo deciso di omaggiare in seguito i nostri invitati di una cartolina (che richiamava lo stile delle partecipazioni) con una foto scattata durante il matrimonio con ognuno di loro e una frase di ringraziamento personalizzata. E’ stato un lavoraccio, ma era il minimo per ringraziarli».
_MG_0772
Grazie Francesca e Dragi, e grazie Elena che con queste foto bellissime ha fatto vivere anche a noi l’atmosfera festosa di questo giorno unico.
Grazie!
_MG_0757

Arrivederci autunno

L’inverno ufficialmente inizia tra un po’, quasi a fine dicembre… Per me novembre è già quasi sempre inverno, e comunque con l’inizio del clima natalizio della prima settimana di dicembre, mi sento sempre l’autunno alle spalle.

Per salutare questa stagione comunque gloriosa, seppur segni  il momentaneo congedo da abbondanza di luce, fioriture e fronde rigogliose, ho scelto queste foto bellissime e molto particolari.

foglie2

Vi spiego da dove arrivano: su Fcebook faccio parte di un gruppo dedicato all’arte di apparecchiare la tavola. Sono un membro quasi sempre silenzioso, ma sbirciare le foto delle altre “apparecchiatrici seriali” (così simpaticamente si autoproclemano i membri del gruppo) mi riempie di idee e di ispirazioni.

Un po’ di tempo fa, una delle apparecchiartici in cui più mi riconosco per gusti e che più ammiro per la raffinatezza del suo stile, Alessandra, ha pubblicato questa tavola apparecchiata per gioco in giardino.

foglie4

Ovviamente nessuno ha mangiato su questa tovaglia di foglie, ma la tavola è un vero trionfo d’autunno, con le sue nuances calde, richiamate e illuminate dall’oro delle stoviglie e dai colori del prezioso vaso centrotavola.

foglie5

foglie3

Non so se a voi queste foto hanno fatto lo stesso effetto che hanno fatto a me.

foglie9

Io mi aspetto che da un momento all’altro arrivino fate ed elfi del bosco, vestiti di colori aranciati, di caldo marrone, di oro, e agghindate di ghiande e di muschi gialli, si siedano a tavola e brindino agli ultimi tepori dell’anno.

foglie8

Accomodatevi insieme alle fate, lasciatevi scaldare da questo sontuoso tramonto.

foglie7Lasciamo che arrivi l’inverno, portando il bianco…

Arrivederci autunno…

Grazie di cuore ad Alessandra per queste foto, che guardo e riguardo e continuo  a trovare di una bellezza incredibile.

Un anno di Simplicitas blog

Fonte: Pinterest

Un anno fa nasceva questo blog.

Grazie a chi passa per leggere, a chi lascia commenti, a chi ha contribuito con immagini bellissime e matriali unici.

Semplicemente… grazie.

R.

Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di blu

Non lasciatevi ingannare dal titolo, non è un post sui matrimoni (ma presto, prometto, torneranno anche quelli).

Sono stata lontana dal blog per un periodo che mi è sembrato lunghissimo, non per mancanza di interesse ma per mancanza di tempo, e sono certa che per la maggior parte di voi non sarà difficile crederlo: tra lavoro, impegni familiari e attività quotidiane programmate e straordinarie, ultimamente arrivo a sera esausta.

Volevo condividere con voi un po’ di immagini di porcellane finite sulla mia tavola, ultimamente, alcune sono new entry, altre vecchi ricordi, e da qui il titolo.

Iniziamo da questa salsiera fatta ad anatra, che era di mia nonna e a me è sempre piaciuta tantissimo. A dir la verità non ricordo di verla vista spesso sulla sua tavola, ma era nella credenza e a me piaceva sbirciarci dentro: mi ricordo l’odore della sua credenza, un misto di legno, tovaglie inamidate e liquore alla ciliegia…

Ho lasciato per anni questa salsiera in cantina dai miei, con le altre cose della vetrinetta e della credenza di mia nonna che ho tenuto, e qualche tempo fa l’ho portata a casa, pensando che osse perfetta per una tavola d’autunno.

DSC_0191

Io la utilizzo per il sugo dell’arrosto, ma anche per chi voglia aggiungere condimenti extra ai primi. Ma sto meditando di amplaire l’utilizzo anche a creme e marmellate per arricchire una buona fetta di torta, servita magari in piattini dai colori autunnali.

Un altro pezzo che volevo farvi vedere è infatti questo piatto acquistato insieme ad altri piattini da dolce tutti spaiati, che sulla tavola insieme sono bellissimi, la prossima volta devo essere veloce a fotografarli prima che vengano riempiti.

DSC_0200

Il piatto è della linea Devon Fruit, di Ridgway. Mi piace molto e cercherò di mettere insieme qualche altro pezzo di questo servizio, con colori e frutti autunnali.

DSC_0003

Vorrei fare la stessa cosa con questo piattino. Tempo fa, su un blog interessante e ricco di stimoli, ero incappata in un piatto della linea Regency di Mason, e mi sono innamorata di questa decorazione. Sto cercando da tempo di mettere insieme qualche pezzo di questo servizio, ma in giro non si trova quasi niente, e i prezzi anche su Ebay non sono abbordabilissimi.

Chiudo con altre due immagini: vi ricordate questa tazza? Ve ne avevo parlato qui, l’avevo acquistata insieme ad un piattino ben abbinato ma non suo, e quest’estate ho trovato il suo piatto! Adesso mi sembra ancora più bella, voi cosa ne pensate?

DSC_0008

L’ultimo acquisto recente (parte del bottino dell’ultima edizione del Mercante in Fiera) che voglio mostrarvi è questo piattino – ne ho tre uguali.

Mi ripeterò, ma adoro il transferware, il bianco e blu è un grande classico ma mi piacciono le porcellane realizzate con il transferware in tutti i colori. Avevo un pregiudizio contro il transferware in nero, viste in foto mi sembravano troppo scure, tetre. E invece no.

DSC_0210

Quando ho visto al Mercante in Fiera questi piattini (sono 3) me ne sono innamorata. Sono moderni, ma di Wedgwood, e il transferware Wedgwood è il più perfetto che abbia mai visto. I tre piattini sono abbastanza profondi, pensavo di utilizzarli come ciotoline per l’aperitivo, ma nulla vieta di cercare anche per questi piattini le tazze da tè corrispondenti e iniziare una nuova serie.

Spero di riuscire a scrivere con più regolarità nei giorni e nelle settimane prossimi.

E come sempre grazie se passate di qui.

Picnic d’autunno

Se per molti la stagione dei migliori picnic si è appena conclusa, per me sta iniziando adesso. Forse adoro i picnic autunnali perché li lego a memorie d’infanzia, a pranzi della domenica nei boschi, preceduti e seguiti da bellissime passeggiate, quando la scuola era già iniziata ma il freddo era ancora lontano.

plaid bici

O più prosaicamente, l’autunno è la stagione ideale per fare un déjeuner sur l’herbe senza soffrire il caldo né i fastidiosi insetti che il caldo si porta dietro. Di questo tipo di picnic adoro i plaid scozzesi da stendere sul prato, i thermos con il tè caldo, i primi maglioni tirati fuori apposta dall’armadio, le sciarpe leggere in cui avvolgersi per proteggersi dall’umidità.

plaid

cesto picnic autunno

Che cosa mettere nel cestino? Il menù deve essere come sempre adeguato al periodo dell’anno in cui il pranzo si svolge: vi consiglio del formaggio con frutta di stagione, (mele pere, gli ultimi fichi, uva), da servire su un tagliere di legno, e panini incartati uno ad uno e legati con dello spago, a formare dei pacchettini invitanti. Potete farcirli con roast beef, insalata e completate con una salsina al prezzemolo o con pomodori secchi, oppure preparate dei club sandwich.

formaggiuva picnic

Per rimanere sui prodotti di stagione, potete offrire un’insalata di funghi crudi (a cui aggiungere soltanto scaglie di parmigliano, pepe, e olio extra vergine appena prima di servire), o una torta salata con i funghi o con le prime zucche.

Come dessert proporrei un dolce ai frutti di bosco, o dei sandwich di pan di zucca con crema di nocciole (questi veramente facili da preparare), o una focaccia dolce all’uva, oltre alla frutta da portare già lavata.

Non è male l’idea di portare dei vassoi leggeri ma capienti, uno per ogni commensale, da tenere sulle gambe e sul quale appoggiare il piatto e il bicchiere, come nella foto qui sotto.

vassoio2

Non dimenticate qualche biscotto da bere con il tè prima di tornare a casa, quando il sole sta per calare.

tramonto

Buon picnic!

Crediti fotografici: una nuova bacheca Pinterest dedicata al picnic d’autunno.

Sotto questo sole: decalogo per invitati al matrimonio in spiaggia

Qualche anno fa, a inizio agosto, ho partecipato ad un bellissimo matrimonio sulla spiaggia, in Grecia.

Ne parlavamo lo scorso fine settimana con mio marito, che mi aveva accompagnata: è un matrimonio che ricordiamo sempre con grande piacere perché gli sposi sono stati degli ospiti straordinari, e per noi fu l’occasione per una vacanza memorabile tra spiagge da cartolina, serate fra amici e siti archeologici meravigliosi.

Ma, c’è un ma. E proprio di questo vorrei parlarvi oggi. Come ci si veste se si è invitati (il discorso per gli sposi è ancora più complesso… se vi interessa approfondiremo!) ad un matrimonio in spiaggia?

Ho cercato di sintetizzare, in 10 punti per tutti ed una riflessione aperta er i signori uomini.

1- Scarpe seza tacchi. Metto questo suggerimento al primo posto perché arrivare ad un matrimonio in spiaggia con tacchi a spillo potrebbe rovinarvi l’intera cerimonia. Niente tacchi, neanche bassi, come avevo fatto io: affondano comunque, renderanno goffo qualsiasi spostamento. Optate piuttosto per dei sandali piattissimi, da indossare ovviamente con pedicure impeccabile. Se poi li trovaste belli e intonati al tema del mare, come questi, ancora meglio.sandali matrimonio mare

2- Cosa mi metto? La regola in questo caso è: né troppo formale, né come per andare in spiaggia. Un tessuto come la seta, naturale, leggero e traspirante, potrebbe essere l’ideale. Anche se prevedete che faccia molto caldo, tenete buona la regola generale di evitate scollature eccessive e orli troppo corti.

Per gli uomini, in ogni caso no ai bermuda, sì invece a completi nei colori cachi, beige, sabbia, marrone, al lino blu o carta da zucchero. La cravatta? Ci arriviamo.

3 – Evitate il nero. Mi è capitato pochi mesi or sono di vedere le foto del matrimonio di una coppia di conoscenti su una spiaggia americana . Gli sposi, bellissimi, vestiti entrambi di bianco. Il padre e il fratello dello sposo, in abito nero, camicia bianca e papillon, sembravano i camerieri della nave da crociera ancorata sullo sfondo dell’immagine. Vale anche per le signore. Soprattutto se la cerimonia è di giorno, via libera al colore.

4 – Fattore sole: tenete presente che, salvo sciagure meteoroliche poco auspicabili, la cerimonia probabilmente si svolgerà all’aria aperta, e quindi anche al sole. L’occasione è delle migliori per osare cappelli a larga tesa, da diva, e per portare gli occhiali da sole, altimenti intollerabili ad una cerimonia.

cappello_matrimonio in spiaggia

5 – Fattore sole/2. Anche la vostra pelle merita un pensiero. Indossate una crema viso con protezione solare e prevedete una protezione anche per le parti di corpo scoperte. Per il make up scegliete dei prodotti resistenti al calore, se volete evitare sbavature inestetiche.

6 – Fattore vento. Altro aspetto da prevedere. I capelli sciolti devono avere un piano b, sia anche uno chinon da acconciare rapidamente. Oppure pensate a un foulard che trattiene una coda morbida. I capelli lunghi, sciolti, potrebbero perdere la piega in pochi minuti, in caso di vento.

windy hair

7 – Fattore vento/2: Per le signore sarà meglio scegliere abiti aderenti al corpo piuttosto che gonnelline svolazzanti, se non volete rischiare che la vostra biancheria intima venga immortalata e consegnata ai posteri nelle foto dell’album di nozze.

8 – E se cambia il tempo? Gli sposi devono sempre prevedere una location che offra rifugio in caso di pioggia, ma una pashmina morbida da mettere sulle spalle può sempre far comodo, soprattutto dopo il tramonto.

9 – Rilassatevi, il matrimonio in spiaggia richiede un atteggiamento rilassato. Probabilmente l’avranno, nel limite del possibile, anche gli sposi. A proposito, se negli inviti vi venisse chiesto di portare il costume, portatelo. Al matrimonio greco, su richiesta degli sposi, in molti hanno fatto il bagno di notte, durante i festeggiamenti. Noi non l’avevamo fatto, ma qualcuno si era tuffato in biancheria intima e… non spiccava certo per raffinatezza.

10 – Cogliete l’occasione per fare una vacanza. Di solito i matrimoni in spiaggia vengono organizzati in luoghi molto suggestivi. Se dovete comunque affrontare un viaggio per arrivarci, tanto vale cercare di far coincidere le proprie ferie con la data del matrimonio e esplorare un po’ la zona.

santorini

Riflessione sull’abbigliamento maschile. Antefatto: una delle scene più divertenti del matrimonio del nostro amico Giorgos e di sua moglie Nadia era stata quella in cui un sommozzatore uscendo dall’acqua proprio sulla spiaggia in cui aspettavamo l’arrivo della sposa, aveva guardato sbalordito mio marito e un altro nostro amico che passeggiavano in riva al mare abbigliati di tutto punto secondo i più classici dettami dell’eleganza maschile. I due baldi giovani avevano affrontato il caldo con stoica resistenza, senza nemmeno pensare, neanche a festa inoltrata, di slacciare la cravatta o togliere la giacca.

Quindi, pensando alla stesura di questo post, ho chiesto a Giacomo che cosa avrebbe indossato se fossimo stati invitati un’altra volta ad un matrimonio in spiaggia. Mi aspettavo qualche concessione ad un abito senza cravatta, o a dei mocassini anziché scarpa allacciata con calza. Mi ha risposto che si sarebbe vestito esattamente come per il matrimonio greco, perché se il gentil sesso può essere elegante anche in infradito, la stessa cosa non si può dire per i maschietti.

E soprattutto perché, cito letteralmente Giacomo, un matrimonio in spiaggia non è una festa in spiaggia.

Che ne pensate?

Crediti fotografici: Pinterest.