La nostra vacanza in Umbria. Parte seconda.

Se vi siete persi la prima parte del nostro viaggio potete recuperarla qui.

Il secondo giorno di viaggio ci siamo tuffati alla scoperta dell’elegante Spoleto. Seguendo il consiglio dei nostri albergatori – suggerimento ottimo, soprattutto se avete figli piccoli al seguito – abbiamo utilizzato il tapis roulant che porta fino in cima alla città, alla Rocca Albornoziana, e da lì siamo scesi a piedi.

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Certamente Spoleto merita ben più tempo di quello che le abbiamo dedicato noi, ma il nostro viaggio era un primo esperimento per capire come e quanto nostra figlia di due anni e un viaggio itinerante fossero conciliabili, e devo dire l’esperimento è ben riuscito. Ovviamente abbiamo sempre cercato di visitare luoghi che potessero interessarla senza farle perdere la pazienza, quindi ahimè niente musei ma l’Umbria è talmente ricca di strade e chiese e piazze e vicoli spettacolari che quasi no ne ho sentito la mancanza.

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Dopo un giro alla rocca, dalla quale si gode di un panorama stupendo sulla città e sulla curatissima campagna circostante, siamo scesi verso Piazza del Duomo, meravigliosa e perfetta nell’equilibrio raggiunto dallo stratificarsi durante i secoli di architetture diverse. In Piazza stavano allestendo il palco per il Festival dei due Mondi, che ogni anno la città ospita.

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L’interno del Duomo per un po’ ci ha assorbiti e riparati dalla calura che iniziava a farsi sentire.

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Tra una marachella e l’altra siamo riusciti a fare un giretto verso la parte bassa della città, per poi comunque ritornare alla città alta, e attraversare il Ponte delle Torri che collega il colle della Rocca con il Monteluco.

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La passeggiata a strapiombo oltre ad offrirci una vista strepitosa ci ha regalato un po’ di fresco, se non altro per le cascatelle che scrosciano dall’altra parte di questo formidabile acquedotto-ponte.

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Questa struttura è inserita nel paesaggio circostante con un’armonia difficilmente superabile, tanto che sembra galleggiare nella vegetazione. Ecco cosa ha scritto a proposito Goethe, nel suo Viaggio in Italia.

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I giorni in cui abbiamo viaggiato erano eccezionalmente caldi, sapevamo che a poche decine di chilometri ci aspettava una piscina immersa nel verde della campagna umbra, e così abbiamo salutato Spoleto per non approfittare oltre ogni limite della resistenza della piccola Giulia.

Non avremmo mai immaginato di trovarci così bene al Casale San Bartolomeo, dove Gabriele ed Anna ci attendevano. Una loro mail nei giorni precedenti al viaggio mi aveva avvertita di come non fosse facilissimo raggiungere la loro casa-rifugio, e così è stato. Una strada sterrata piena di pietre bianche che sembrano solo portare ad altre pietre bianche conduce in realtà verso un piccolo sogno ad occhi aperti.

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Una casa in sasso circondata dal bosco, un prato curatissimo con macchie colorate di fiori – gelsomino, oleandri, ortensie, lavanda, rose, geranei… – una piscina pulitissima e camere spaziose arredate con garbo sono la ricetta dell’accoglienza perfetta.

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Ma le sorprese non erano finite, e dovevamo ancora scoprire la libreria a disposizione degli ospiti, i gatti piccolissimi e grandi, e l’ottima cucina curata di persona dal padrone di casa. Ora, se lo chiedete a me libri gatti e un buon chef, in buona compagnia – la migliore che potessi avere, quella di Giacomo e Giulia – sono probabilmente il massimo della vita.

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Più tardi abbiamo conosciuto anche Giulia e Giorgia, le figlie deliziose di Anna e Gabriele, che hanno fatto giocare la nostra Giulia con i loro giochi, nella loro casetta in giardino (sì, Casale San Bartolomeo è davvero una meta ideale anche se viaggiate con bambini piccoli).

Un’altalena sospesa ad un albero, un’amaca alla fine di un piccolo sentiero nel bosco, il chiasso delle cicale che cede al silenzio verso sera… mi sembrava di vivere in una favola.

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Siamo andati a letto presto perché la nostra giornata era stata intensa. Mi sono svegliata verso mezzanotte, e l’incanto è stato completo quando guardando fuori dalla finestra ho visto molte piccole luci danzare nel buio della notte. Le lucciole facevano festa nel bosco.

Per me le lucciole sono infantile stupore, sono ricordi lontanissimi di estati passate in Val Trebbia nella casa in collina, sono l’estate e la sera che arriva e mia nonna che mi prende per mano e mi porta a scoprirle, tra le sue ortensie azzurre e le sue rose.

Sono stata tentata di scendere dalla mia stanza in pigiama e godermi lo spettacolo raggiungendo magari l’amaca. Mi sono ripromessa di aspettare la sera seguente per far scoprire le lucciole a mia figlia, che non le aveva ancora viste.

Per fortuna avremmo trascorso un’altra notte a Casale San Bartolomeo, e dopo un altro giorno di giri meravigliosi avremmo potuto godere ancora di quella pace accesa di gioia.

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I libri di Minibombo

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La zia Iaia, brillante giornalista e molto di più, ha regalato a mia figlia due libri della casa editrice Minibombo, che non conoscevo.

Il libro bianco e Tutino e la pozzanghera sono libri che piacciono molto sia a Giulia che alla sua mamma, storie con un linguaggio grafico molto semplice e intuitivo, adatto anche ai bambini piccoli.

La casa editrice organizza letture per bambini e incontri con i genitori; il calendario degli incontri è visibile sul sito che mette a disposizione anche “contenuti extra” con attività da svolgere in riferimento alle singole pubblicazioni.

Credo che in libreria cercherò gli altri loro libri e che Giulia potrà scoprire le altre storie realizzate dal team Minibombo.

Una nursery da fiaba

Ecco una nursery davvero da fiaba che ho trovato navigando in rete. Di questa stanza, creata per una bimba arrivata dopo due maschietti, mi sono piaciute subito la luce ovattata e l’atmosfera da “casa delle bambole” come la definisce chi l’ha creata.

Guardate queste immagini.

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Bella l’idea di appendere gli abitini ad un ramo di albero trovato nel bosco. Le grucce sono state ingentilite ricoprendole con pezzi di stoffa e passamaneria fissati con la colla a caldo (probabilmente anche una colla vinilica un po’ diluita darebbe lo stesso risultato).


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panoramica stretta

 


tazze

Questo servizio da tè vintage e in miniatura è delizioso e ci ricorda che non è mai troppo presto (ma neanche troppo tardi!) per un tè con le bambole.

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Le scarpine esposte su questi piccoli scaffali, realizzabili con un vecchio comodino, sono un’idea che copierò.

scarpe

Anche il fasciatoio è stato pensato utilizzando una vecchia cassettiera. Una bella soluzione, anche se personalmente ho sempre preferito avere il fasciatoio direttamente in bagno, insieme all’occorrente per i cambi.

Il carrello verde acqua è un pezzo super economico e molto carino di Ikea.

carrello e fasciatoio

 


carrello e fasciatoio meglio

Il punto forza di questa cameretta è che possiamo realizzarla tutte, utilizzando vecchi mobili, magari ereditati dalla nonna o cercati in un mercatino e rimessi a nuova vita.

La fonte delle foto è il blog Vintage pretty.