Le porcellane giapponesi per il tè di Angela

 

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Angela, una lettrice del blog mi ha mandato circa un mese fa le foto di questo servizio ereditato dalla nonna, molto simile al mio di cui vi avevo parlato in un articolo dell’anno scorso, e nell’articolo successivo dedicato alla tradizione giapponese del tè, scritto dalla mia amica Michela, che ha vissuto in Giappone e che faceva notare come probabilmente questi servizi, per i pezzi che li compongono (lattiera e zuccheriera in particolare) siano stati pensati per l’occidente.

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Angela mi chiede  se ho ulteriori informazioni da darle in merito, ma purtroppo no, e chiedo ancora a voi, se qualcuno avesse notizie più complete e avesse voglia di condividerle qui, noi saremmo felicissime di leggerle.

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Intanto ringrazio Angela per le foto di questo servizio, di per sè molto bello, molto più completo del mio, e proverò a reperire altre informazioni su questi servizi evidentemente abbastanza diffusi nelle credenze delle nostre nonne.

Un thé au Japon

Nella vetrinetta di mia nonna, su un ripiano in basso, faceva bella mostra di sé un piccolo servizio da tè giapponese, regalato a mia nonna da un’amica al ritorno da un viaggio nell’Impero del Sol levante – ho dei ricordi talmente precisi della mia infanzia che spesso mi chiedo se non siano frutto di fantasie e ricostruzione successive.

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Da bambina lo guardavo ammirata, mi bastava anche solo un accenno orientaleggiante a scatenare fantasie di avventure in paesi lontani. Ero un pirata, una principessa, un’archeologa – più spesso quest’ultima, sono cresciuta con il mito di Indiana Jones.

Quando la nonna è mancata, ho potuto tenere alcune cose che erano a casa sua, e tra queste gli ultimi elementi rimasti del servizio: teiera, zuccheriera, lattiera e un piattino.  Oggi sono a casa mia nella mia vetrina, molto più piccola e meno fornita di quella della nonna, ma è solo questione di tempo…

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Il servizio è dipinto a mano con scene di personaggi vestiti di kimono (geishe?), in giardino. Le scene proseguono a tutto tondo sui diversi pezzi. Ho cercato qualche notizia a proposito in internet, dove si trovano in vendita servizi simili, datati dagli anni Ottanta dell’Ottocento agli anni Cinquanta del Novecento. Non credo che l’amica di mia nonna le avesse portato dal Giappone un servizio d’antiquariato, quindi propendo per una datazione alla seconda metà del Novecento, ma ovviamente queste sono congetture senza alcuna base certa. Ritorna frequentemente l’uso del colore rosso-bruno di finitura. Spesso negli oggetti in vendita online si parla di porcellana “eggshell”, a guscio d’uovo, per definirne sottigliezza e trasparenza in controluce, e devo dire in questo caso sono entrambe notevoli.

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Abbino questi pezzi giapponesi a semplicissime tazze bianche, dalle linee essenziali, comprate a meno di un euro l’una nel grande magazzino svedese. Qualsiasi altra tazza stonerebbe rispetto a queste porcellane, così caratterizzate e iper decorate.

Anche oggi guardarle mi fa sognare. Sogno di essere alla cerimonia della fioritura dei ciliegi, in un kimono di frusciante seta rosa. Sogno di avere quattro anni, e di guardare incantata i servizi da tè, insieme alla nonna.