Millefoglie di piatti con zucca

Negli ultimi fine settimana il mio passatempo sta diventando questo: creare sovrapposizioni di piatti secondo un colore, un tema, “e vedere di nascosto l’effetto che fa”, come recitava una vecchia canzone di fama proverbiale uscita dal cilindro di Enzo Jannacci.

Chi passa sul mio Instagram ha già visto tutto, e perdonate la scarsa qualità delle immagini scattate con il telefonino.

La prima stratificazione l’ho provata lo scorso sabato, l’intenzione era dare risalto a un piattino spaiato molto particolare, acquistato a qualche passata edizione del Mercante in Fiera.

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Il piattino in questione fa parte di una serie prodotta dalla Royal Doulton e dedicata ai personaggi dei libri di Charles Dickens; la serie fu chiamata Dickens Ware e può fregiarsi di pezzi molto più belli del mio, che però mi colpì, in una fila di piatti spaiati, con una piccola sbeccatura riparata, il piattino sembrava proprio uno degli sfortunati personaggi dickensiani, ed è tornato a casa con me.

Il personaggio ritratto è Tony Weller del Circolo Pickwick. Il verde del cappotto del personaggio e il filo verde del piattino sono stati la guida per scegliere i piatti sottostanti, molto diversi, anch’essi appartenenti alla mia nutrita accozzaglia di piatti spaiati.

Ieri invece ho voluto esagerare. Punto di partenza, una piccola zucca decorativa gialla. Ispirazione guida: trovare una stratificazione di piatti da usare per apparecchiare la tavola del compleanno di mio marito, che festeggeremo a fine mese.

Volevo abbinare la zucca a colori autunnali: rosso, verde, bruno. Ma poi: la forma della zucca che ben si prestava ad essere accolta in un contenitore che la abbracciasse,invece di farla rotolare; la mia innata predilezione per il blu; il fatto di avere delle meravigliose tazze da consommé uttavia poco sfuttate mi hanno dato il la per un risultato cromatico diverso.

Et voilà, la mia millefoglie di piatti con zucca.

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Da sotto la zucca troviamo: tazza da consommé di Wedgwood, serie Royal Homes of Britain, sotto un piatto fondo rosso di Johnson Brothers, serie Old Britain Castle, sotto ancora un’altro dei miei trovatelli spaiati, un piatto con bordo  decorato con cicogne blu in volo.

L’effetto era già ridondante, ma un placée di questo tipo vuole un sottopiatto – e qui ero già fuori tema “tavola per il compleanno del marito”, perché non possiedo sottopiatti.

Ho utilizzato un piatto grande, che uso per servire le pietanze a tavola, comprato in Portogallo, che magari ne avessi di più, ma trasportarli in aereo non era possibile e non riesco a trovare su internet tracce della casa produttrice per ordinarne altri.

La mia millefoglie mi piaceva molto, e ho deciso di abbinare le posate, anch’esse rigorosamente spaiate, un piattino per il pane (questo è gallese, e, ahimè, da solo) e tutto il resto.

Per il bicchiere dell’acqua ho scelto un bicchiere basso, bianco, effetto vetro soffiato. Ho messo un calice da vino e un calice piccolo da liquore che è così démodé da piacermi un sacco. Ho aggiunto una bottiglia in cristallo lavorato comprata ad un prezzo irrisorio da un rigattiere (nella foto si vede solo il fondo, ma ve la farò vedere meglio in altre occasioni) e una caraffa piccola decorata con foglie accartocciate, autunnali, che era di mia nonna.

L’ultimo tocco è stato il tovagliolo di lino rosso, per fare compagnia al piatto dello stesso colore.

Questa prova era così di prova che non mi sono nemmeno appoggiata sul tavolo ma su un mobile della sala, anche perché non mi dispiaceva l’effetto legno sotto alle stoviglie.

Non potrò apparecchiare così per il compleanno di Giacomo perché ci sono troppi pezzi unici, ma ci lavorerò…

Che ve ne pare?

Due piatti da Delft

Appena prima di Pasqua sono incappata in alcune caramiche olandesi di Delft, oggetti che desideravo da tempo, ho acquistato due piatti e quasi subito ho iniziato a imbastire l’articolo. Dovevo rileggerlo e concluderlo ma eccolo qui esattamente com’era più di un mese fa. 

Mi dispiace trascurare il blog ma ultimamente va così; ho pochissimo tempo per tutto e ovviamente rispetto ad altre attività prioritarie (famiglia, lavoro, varie ed eventuali)i miei post passano in secondo piano.

Da tempo cercavo qualche pezzo decorato nella cittadina olandese famosa proprio per le sue ceramiche bianche e blu, che furono prodotte in Olanda a partire dal XVI secolo ad imitazione delle porcellane importate dalla Cina, ma ad un prezzo più conveniente, ed ebbero un grandissimo successo.

A dire la verità avevo programmato per l’estate del primo anno di mai figlia (cioè ormai due anni fa) un viaggio in Olanda che aveva lo scopo non dichiarato ma preciso ma fare incetta di bulbi che immaginavo dare vita a tulipani meravigliosi e di ceramiche di Delft. Poi le cose sono state più complicate del previsto, o mio marito forse aveva intuito lo scopo occulto del nostro viaggio e non se l’è sentita, comunque ho passato l’estate al mare e non posso certo lamentarmi.

Quando appena prima di Pasqua ho visto dei bellissimi piatti con i mulini a vento da una delle mie spacciatrici di ceramiche (ha un banco al mercato in Piazza San Prospero a Reggio Emilia al giovedì, e so che è sempre presente anche ai mercatini dell’antiquariato di Modena), non ho saputo resistere.

Ecco il bottino. Il primo piatto ha come protagonista del paesaggio, sulla destra, un immancabile mulino a vento sovrastante alcune case dalla facciata con il classico profilo olandese, mentre a sinistra, su un corso d’acqua, passano due barche a vela. Sullo sfondo troviamo alberi e un altro mulino, mentre in primissimo piano due figure stanno parlando poco distanti dalle case.

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Di questo piatto mi ha affascinao molto anche la bordura, con fiori e motivi decorativi molto raffinati, di cui vi propongoun dettaglio floreale.

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Ecco un ingrandimento del mulino e del gruppo di case.Come si vede da questo particolare, anche se non prefettamente a fuoco, il disegno del piatto è molto dettagliato, preciso e ricco.

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Il marchio è stato utilizzato a partire dal 1834, fino a tempi più recenti, come ho scoperto su questo sito olandese con la datazioni delle ceramiche di Delft (sito in olandese… ma le immagini e i numeri si campiscono :)).

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Il secondo piatto è questo. Leggermente più grande del primo, rappresenta ancora uno dei soggetti più classici della maiolica di Delft: un paesaggio della campagna olandese, con gli immancabili elementi caratterizzanti: il mulino a vento, le imbarcazioni che scivolano pigramente sui canali, le case e la coppia di contadini.

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Ecco il marchio del piatto, prodotto dalla  Boch per la Royal Sphinx di Delft, dettaglio che lo colloca tra il 1841 e il 1979.

 

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il marchio nella mia foto è piuttosto sfocato e lo ripropongo in un’immagine tratta da internet.made for royal sphinx by boch belgium

Delft è anche la città in cui si svolge un bel romanzo storico, letto molti anni fa ma ancora vivo nella mia memoria per la capacità dell’autrice di ricreare l’interno di una casa borghese nell’Olanda del Seicento, La ragazza dall’orecchino di Perla di Tracy Chevalier.

Leggetelo se vi capita, ne vale la pena.

 

Le porcellane giapponesi per il tè di Angela

 

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Angela, una lettrice del blog mi ha mandato circa un mese fa le foto di questo servizio ereditato dalla nonna, molto simile al mio di cui vi avevo parlato in un articolo dell’anno scorso, e nell’articolo successivo dedicato alla tradizione giapponese del tè, scritto dalla mia amica Michela, che ha vissuto in Giappone e che faceva notare come probabilmente questi servizi, per i pezzi che li compongono (lattiera e zuccheriera in particolare) siano stati pensati per l’occidente.

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Angela mi chiede  se ho ulteriori informazioni da darle in merito, ma purtroppo no, e chiedo ancora a voi, se qualcuno avesse notizie più complete e avesse voglia di condividerle qui, noi saremmo felicissime di leggerle.

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Intanto ringrazio Angela per le foto di questo servizio, di per sè molto bello, molto più completo del mio, e proverò a reperire altre informazioni su questi servizi evidentemente abbastanza diffusi nelle credenze delle nostre nonne.

Nuovi arrivati in casa Simplicitas

Un paio di settimane fa sono riuscita a partecipare ai saldi di Chiara di Enjoy Coffee and more – e il fatto di essere stata super impegnata fino all’ultimo secondo me lo ha fatto assaporare ancor di più.

Lo show room di Chiara, però, era affollatissimo e nella ressa non mi sento molto incline agli acquisti, quindi avevo messo nel mio cestino solo alcune posate e tre piattini bianchi e blu.

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Uno di questi (gli atri due sono diversi) è stato postato ieri sera sulla pagina Facebook di Simplicitas: l’ho inaugurato con dell’hummus di ceci fatto alla mia maniera, in fondo alla pagina trovate la ricetta. Si tratta di un classicissimo Spode Italian, che è davvero una decorazione bellissima.

Ma, dicevo, il grande afflusso di appassionate di pottery inglese mi stava un po’ scoraggiando quando ho visto, tra le tazzine spaiate, due tazze e due piattini diversi fra loro ma accomunati dalla decorazione con frutta e dalla finitura in verde.

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Per il momento sono diventate le tazze da colazione perfette per me e mio marito, e anche queste sono state postate stamattina sul profilo Instagram di questo blog. Le tazze hanno una forma particolare che mi ha colpito subito, nella foto non è ben visibile ma pur avendo un bordo circolare hanno la coppa sfaccettata. Anche i colori sono molto vivaci dal vivo: per quanto sicuramente recenti queste tazze e piattini mi hanno davvero colpita.

Sui piattini è riportato questo marchio

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mentre le tazze sono marchiate semplicemente “Made in England”.

Mentre ero in fila alla cassa non pienamente soddisfatta dei pochi acquisti fatti, ho notato una ragazza con i capelli rossi che stava passando in rassegna dei piatti in una selezione super scontata: ogni pezzo a un euro. La ragazza aveva in mano dei piatti con le peonie, Anche questi di recente fattura ma con colori brillanti, e proprio con il mio fiore preferito. Lei ne aveva in mano due, nella sezione dei pezzi ad un solo euro ne aveva lasciati altri quattro, che ho preso. Ho soppesato per qualche istante l’acquisto di due piatti decorati in oro, ma poi li ho lasciati. Alla ragazza quei piatti in bianco e oro sono piaciuti più delle peonie, e mi ha lasciato gli altri due piatti per fare il servizio da sei.

Tra l’altro la ragazza, veramente giovane, era accompagnata da sua sorella, e dopo aver scelto qualche oggetto per loro, ha pensato di prendere qualcosa per la mamma rimasta a casa, un gesto che mi ha quasi commossa.

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Ecco qui uno dei piatti. Solo una volta arrivata a casa mi sono accorta che uno di questi aveva una decorazione leggermente diversa: riporta infatti solo una parte del disegno degli altri cinque.

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In ogni caso i piatti mi piacciono molto, sono perfetti per un piatto unico, o possono essere abbinati ad altri piatti semplicemente bianchi.

Vi lascio con la ricetta dell’hummus di ceci come lo faccio io. La mia versione, ormai consolidata dopo aver sperimentato parecchie varianti, è ben lontana dall’originale con la quale forse  ormai ha in comune solo il fatto di essere una crema di ceci.

Hummus di ceci alla mia maniera

Ingredienti: ceci secchi (quantità secondo necessità), olive taggiasche denocciolate (un cucchiaio per 250 g. di ceci cotti), capperi dissalati  o sotto aceto (un cucchiaino per 250 g. di ceci cotti), un limone (un cucchiaio di succo per 250 g. di ceci cotti), un cipollotto, olio extra vergine d’oliva, sale, pepe.

Mettere a bagno i ceci il giorno prima. Far appassire il cipollotto in una padella con poco olio, poi aggiungere i ceci, acqua, e far cuocere per 40 minuti. Eliminare il liquido di cottura e mettere i ceci con il cipollotto nel mixer, insieme al succo di limone, alle olive taggiasche e ai capperi, sale e pepe. Frullare aggiungendo l’olio fino a che l’hummus raggiunga una consistenza cremosa ma compatta. Servire con crostini di pane su cui spalmare la crema.

Ovviamente è possibile utilizzare ceci già lessati.

Aspetto i vostri commenti!

Ispirazioni natalizie

Arrivo un po’ lunga con i consigli per il Natale, ma in ogni caso eccoci qui.

Chi segue le mie bacheche Pinterest dedicate alla tavola di Natale e all’inverno ha già visto tutto, ho collezionato queste immagini già da un po’ di tempo, diciamo da inizio Novembre almeno, in vista delle feste ormai imminenti.

Partiamo da una bellissima idea per i nostri pacchi regalo. Come vi paiono travestiti da renna? A me sono piaciuti molto, e conto di incartare così almeno per i regali dei più piccoli.

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Passiamo alla tavola. Vi ricordate il matrimonio che aveva il legno come tema decorativo? Per Natale mi piacerebbe molto utilizzare delle sezioni di tronco come sottopiatti. Fanno un po’ tavola country, ma scaldano subito l’atmosfera.

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Un’alternativa è lavola in bianco e oro. L’oro è un colore che diffcilmente, passato il momento delle feste natalizie e di fine anno, ci si può concedere. Eppure, se non mescolato a troppi altri colori, regala un effetto finale raffinato, prezioso e certamente festaiolo.

Non penso a niente di troppo opulento, ma ad una soluzione essenziale e non ridondante, come quella qui sotto.

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Un po’ di glitter dorato, o piccole stelline, lasciati cadere sulla tovaglia aggiungeranno magia, soprattutto se si tratta di una cena.

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Se pensate ad una cena della vigilia in bianco e oro, potete osare una tovaglia in tartan per il pranzo del 25. A me l’effetto piace tantissimo. Una volta ho provato ad apparecchiare utilizzando un plaid ma mio marito aveva bocciato la mise. Eppure sono convinta che la strada non sia sbagliata, voglio sperimentare ancora un po’.

Chi segue il gruppo di Facebook che ho nominato nell’ultimo articolo, avrà visto, fra tante tavole meravigliose, che con il tartan si possono ottenere ottimi risultati. Forse è meglio acquistare il tartan al metraggio piuttosto che utilizzare un plaid vero e proprio, come avevo fatto io. Vi farò sapere se riuscirò a trovare un escamotage convincente.

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Guardate che bello questo servizio da tè natalizio, o quantomeno invernale, nei più classici degli abbinamenti cromatici, bianco, verde e rosso.

Come accompagnare questo tè? Con biscotti a tema, ovviamente: piccoli alberi di Natale.

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O per chi è più abile a modellare il fondente di zucchero, porte con tanto di ghirlande decorative.

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Se poi volete creare una vera ghirlanda dolce, di biscotti fatti a stella, da appendere alla porta di casa, ma anche da usare come centro tavola, sbirciate su Sale & Pepe questa ricetta.

Io non ho la preoccupazione dell’organnizzare il pranzo di Natale o la cena della vigilia,  ma qualche cena in compagnia per le feste si fa comunque volentieri. E ho una nuova tovaglia, molto festaiola, di fiandra rosso intenso, da inaugurare. Ci sono idee per questa tovaglia nuova?

E i vostri preparativi per il Natale come procedono?

Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di blu

Non lasciatevi ingannare dal titolo, non è un post sui matrimoni (ma presto, prometto, torneranno anche quelli).

Sono stata lontana dal blog per un periodo che mi è sembrato lunghissimo, non per mancanza di interesse ma per mancanza di tempo, e sono certa che per la maggior parte di voi non sarà difficile crederlo: tra lavoro, impegni familiari e attività quotidiane programmate e straordinarie, ultimamente arrivo a sera esausta.

Volevo condividere con voi un po’ di immagini di porcellane finite sulla mia tavola, ultimamente, alcune sono new entry, altre vecchi ricordi, e da qui il titolo.

Iniziamo da questa salsiera fatta ad anatra, che era di mia nonna e a me è sempre piaciuta tantissimo. A dir la verità non ricordo di verla vista spesso sulla sua tavola, ma era nella credenza e a me piaceva sbirciarci dentro: mi ricordo l’odore della sua credenza, un misto di legno, tovaglie inamidate e liquore alla ciliegia…

Ho lasciato per anni questa salsiera in cantina dai miei, con le altre cose della vetrinetta e della credenza di mia nonna che ho tenuto, e qualche tempo fa l’ho portata a casa, pensando che osse perfetta per una tavola d’autunno.

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Io la utilizzo per il sugo dell’arrosto, ma anche per chi voglia aggiungere condimenti extra ai primi. Ma sto meditando di amplaire l’utilizzo anche a creme e marmellate per arricchire una buona fetta di torta, servita magari in piattini dai colori autunnali.

Un altro pezzo che volevo farvi vedere è infatti questo piatto acquistato insieme ad altri piattini da dolce tutti spaiati, che sulla tavola insieme sono bellissimi, la prossima volta devo essere veloce a fotografarli prima che vengano riempiti.

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Il piatto è della linea Devon Fruit, di Ridgway. Mi piace molto e cercherò di mettere insieme qualche altro pezzo di questo servizio, con colori e frutti autunnali.

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Vorrei fare la stessa cosa con questo piattino. Tempo fa, su un blog interessante e ricco di stimoli, ero incappata in un piatto della linea Regency di Mason, e mi sono innamorata di questa decorazione. Sto cercando da tempo di mettere insieme qualche pezzo di questo servizio, ma in giro non si trova quasi niente, e i prezzi anche su Ebay non sono abbordabilissimi.

Chiudo con altre due immagini: vi ricordate questa tazza? Ve ne avevo parlato qui, l’avevo acquistata insieme ad un piattino ben abbinato ma non suo, e quest’estate ho trovato il suo piatto! Adesso mi sembra ancora più bella, voi cosa ne pensate?

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L’ultimo acquisto recente (parte del bottino dell’ultima edizione del Mercante in Fiera) che voglio mostrarvi è questo piattino – ne ho tre uguali.

Mi ripeterò, ma adoro il transferware, il bianco e blu è un grande classico ma mi piacciono le porcellane realizzate con il transferware in tutti i colori. Avevo un pregiudizio contro il transferware in nero, viste in foto mi sembravano troppo scure, tetre. E invece no.

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Quando ho visto al Mercante in Fiera questi piattini (sono 3) me ne sono innamorata. Sono moderni, ma di Wedgwood, e il transferware Wedgwood è il più perfetto che abbia mai visto. I tre piattini sono abbastanza profondi, pensavo di utilizzarli come ciotoline per l’aperitivo, ma nulla vieta di cercare anche per questi piattini le tazze da tè corrispondenti e iniziare una nuova serie.

Spero di riuscire a scrivere con più regolarità nei giorni e nelle settimane prossimi.

E come sempre grazie se passate di qui.

Apparecchiare con i piatti spaiati: una prova in bianco e blu

Come avevo raccontato nel precedente articolo, in questo periodo ho voglia di sperimentare apparecchiando con piatti spaiati. Nell’attesa di ricevere alcuni acquisti fatti via internet quest’estate, ho iniziato a fare delle prove di accostamenti con i piatti che ho in casa.

Per iniziare sono partita da un accostamento cromatico facile, un grande classico: il bianco e blu. In casa ho abbastanza pezzi nei toni dell’azzurro, del blu o in bianco e blu, ed ho fatto un po’ di esperimenti.

Questo è il primo tentativo di assemblaggio, e anche il risultato finale che più mi soddisfa.

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Gli abbinamenti sono partiti da un piatto fondo Wedgwood creato con la tecnica del transferware.

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A questo ho pensato subito di abbinare due pezzi: un grande piatto di ceramica blu che ho comprato in Portogallo, con stelle in rilievo sul bordo, a mo’ di sottopiatto, e il piattino Royal Copenhagen mio coetaneo con scorcio di città che vedete sopra a tutti i piatti.

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Poi tra il sottopiatto (di solito uso questo acquisto lusitano come piatto da portata) e il piatto fondo ho inserito un piatto Ikea di qualche anno fa, azzurro con linee concentriche bianche.

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Cosa pensate del risultato finale (la prima foto)?

Ho comunque fatto altre prove sostituendo alcuni pezzi con altri piatti sempre nelle stesse tonalità di colori.

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Inizialmente avevo preparato anche delle ciotoline, alcune comprate molti anni or sono in un souk tunisino, altre dal gusto meno etnico. Ma è stato subito evidente che non potessero dialogare in modo felice con il piatto inglese iniziale, e quindi ho lasciato perdere.

Ho provato a sostituire il piatto piano Ikea con un altro di identica provenienza svedese, in una tonalità scura di grigio-blu. E ho sostituito il piattino danese con un altro inglese, con un disegno di fiori e draghi. Ma il risultato non mi convinceva come quello della prima prova, perché il piatto fondo così scuro incupiva tutto.

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Allora ho sostituito ancora il piatto fondo, usandone uno bianco, e l’insieme mi sembrava migliorato.

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A quel punto ho rimesso al suo posto il piatto della Royal Copenhagen che faceva parte delle scelte iniziali,

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e ho capito che  comunque il mio set preferito rimaneva il primo che avevo messo insieme.

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Questo rimarrà un esperimento, nel senso che con questi piatti non potrò apparecchiare una tavola: in ogni caso non userei il Royal Copenhagen per mangiare, e ho solo questo pezzo, come per il piatto grande blu portato a casa dal Portogallo.

Intanto mi sono divertita a giocare con gli abbinamenti e certamente non è finita qui.

 

Apparecchiare con i piatti spaiati. Piccola guida.

Come forse qualcuno di voi inizierà a sospettare adoro curiosare tra i banchi di rigattieri e antiquari per tornare a casa con piccoli tesori. Spesso mi lascio incantare dal pezzo unico e dal prezzo popolare, e ormai ho una piccola collezione di tazze da tè, ma anche di piatti, che hanno al massimo uno o due esemplari uguali nella credenza, ma certo non possono definirsi un servizio.

Sarà l’esigenza di utilizzare questi pezzi di stili, provenienza ed epoche diverse, sarà che vedo ovunque proporre tavole stupende apparecchiate con servizi mix and match, sarà che mi piace la sfida di creare tavole sempre nuove, ultimamente mi è presa la mania dell’apparecchiare spaiato.

Andiamo per gradi, di spaiato e di difficoltà. Una delle prime possibilità che abbiamo, e che io ho spesso sfruttato, è quella di abbinare piatti da portata di un servizio ad un diverso servizio di piatti. In un paio di casi avevo comprato solo piatti da portata di una collezione e non i piatti, e viceversa: abbino piatti da portata di qualsiasi tipo con un servizio di piatti color avorio, e fin qui tutto è semplice.

Un’altra soluzione facile è quella di utilizzare un servizio tinta unita come base, e variare con pezzi completamente differenti su una tipologia di piatto (piatto da dolce, piatto piano).

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O ancora è possibile alternare pezzi di servizi diversi, uno per ogni tipologia di piatto. O di utilizzare un servizio omogeneo di base, al quale aggiungere solo i piatti da dolce, per esempio, di un servizio diverso.

Un’opzione che vi viene incontro anche nel caso in cui dobbiate mettere a tavola un numero di persone superiore al numero dei piatti di un singolo servizio, può essere quella di formare una “scacchiera” alternando i piatti di due servizi diversi. Due servizi in tinta unita, di colori che stiano bene accostati, semplificano molto la vita.

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La questione si complica sensibilmente se avete voglia di osare con tutti, o quasi, piatti diversi. Intanto bisogna averli a disposizione, e se come me avete accumulato un certo numero di piatti vintage belli e strani, sperimentate e fatemi sapere come va.

Le poche regole che finora sono riuscita ad estrapolare dopo aver passato in rassegna infinite immagini di tavole, bellissime, trovate in internet, sono queste.

Si può scegliere un colore dominante, come il blu

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o il verde, e abbinare piatti di quel colore. Per avere una quantità adeguata di pezzi, cercate di concentrarvi su un solo colore quando acquistate.

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Oppure si possono scegliere piatti che abbiano una decorazione uniforme o per tipologia di pattern, come questi che hanno una decorazione circolare sul bordo

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Crediti fotografici: Enjoy coffee and more.

o per tipologia di soggetto, come le rose in quest’altra immagine.

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Crediti fotografici: Enjoy coffee and more.

Nel casofortunato di questa immagine, il color Tiffany del bordo dei piatti, il soggetto floreale e il pattern decorativo complementare di due servizi diversi, rendono l’abbinamento una gioia per gli occhi.

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Crediti fotografici: Enjoy coffee and more.

Le occasioni più adatte per una mise en place di questo tipo sono ovviamente le più informali. Un tè e una fetta di torta tra amiche, un buffet, magari in giardino, come raccontavo nell’ultimo post.

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Adesso ho voglia di provare ad allestire così una tavola più strutturata. In autunno, una volta rientrata in città, metterò insieme i pezzi nuovi acquistati durante l’estate con quelli che già avevo in casa. Vediamo che cosa ne uscirà.

Del resto negli Stati Uniti con lo spaiato allestiscono anche tavoli in occasioni formali come i matrimoni. Il risultato, probabilmente assicurato dall’esperienza di professionisti del settore, è sorprendentemente raffinato. E anche in Italia sono sempre più diffusi i rivenditori di porcellane vintage che, come Chiara di Enjoy coffee and more, noleggiano i pezzi per eventi di questo tipo.

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Ovviamente l’esperimento può funzionare anche con posate e bicchieri. Per i bicchieri il risultato finale rimane armonico solo se si adoperano bicchieri identici per la tipologia d’uso. Un solo tipo di bicchiere per l’acqua, un altro omogeneo per il vino, un diverso servizio di flute e così via.

Se i piatti sono tutti diversi, meglio apparecchiare con bicchieri uguali, perché l’effetto mix and match rimanga voluto e non risulti imposto, magari dalla mancanza di pezzi. Per le posate invece, mi sembra si possa osare di più, forse perché banalmente saltano meno all’occhio.

Chi ha voglia di sperimentare?

Le foto, tranne quelle gentilmente concesse da Chiara, sono state prese dalla mia nuova bacheca Pinterest.

L’ultima arrivata

Una settimana fa, dopo vari tentativi mai andati in porto, sono finalmente riuscita a partecipare agli Open Days di Enjoy Coffee and more a Modena.

Se mi seguite su instagram avete già avuto una preview quasi in diretta di un angolo dello show room di Chiara che ha particolarmente attirato la mia attenzione.

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Intendiamoci, lo show room di Chiara è tutto un sogno, e non c’è settore dal quale non avrei portato a casa parecchi pezzi… ma questa zona con tazze e piattini spaiati ha attirato la mia curiosità subito.

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Perché? Perché il bello di queste tazze è che ti permettono di giocare, di mettere alla prova occhio e gusto, per trovare un degno compare ad ogni pezzo che attiri la tua attenzione.

La mia è stata catturata da questa tazza dal sapore un po’ orientale, mi hanno colpito le peonie e i colori delicati ma brillanti.

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Le ho trovato un piattino che sembra starle proprio bene, anche lui dal decoro orientalizzante con peonie rosa.

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Entrambi hanno una decorazione geometrica dorata e il bordo (quello che per chi decora ceramica si chiama il filo) verde. Dello stesso punto di verde. Tanto che ad un primissimo sguardo tazza e piattino sembrano proprio essere nati in coppia.

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Poi in realtà la tazza è di una porcellana finissima traslucente alla luce, mentre il piatto è più spesso, e i marchi di produzione sono, ovviamente, diversi.

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Ho inaugurato la tazza nei giorni scorsi, con un tè verde alla menta che nelle giornate calde e anche in piena estate trovo estremamente rinfrescante.

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Sono molto orgogliosa di questo acquisto. Mi sono pentita di non aver preso molte più tazzine e piattini spaiati, ma in questo caso apertamente diversi, per giocare al tè del Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Nessun problema a riguardo (se non il solito: dove li metto?): spero di tornare molto presto da Chiara.

Voi avete mai provato ad accostare piattini e tazze diverse? É divertente!

I miei piatti inglesi

I miei piatti inglesi rossi e bianchi, in origine, dovevano essere blu e bianchi.

La loro storia parte da lontano. Una sera di qualche anno fa vengo invitata a cena da mio cugino e dalla sua futura moglie, entrambi sempre molto antitradizionalisti e minimalisti nel look. E mi trovo davanti una tavola perfettamente apparecchiata, con una tovaglia candida e piatti inglesi bianchi e blu, calici per l’acqua ed il vino, candele… una tavola elegante e perfetta. Con quei piatti bellissimi che mai mi sarei aspettata di trovare sulla tavola di questi due ragazzi, e soprattutto, come potevo io non aver mai pensato a prenderli?

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Fonte: Pinterest

Da allora mi ero fissata con i piatti inglesi, e ovviamente li cercavo bianchi e blu. Un giorno, al mercato settimanale di Reggio Emilia, a cui non vado  praticamente mai, c’era una bancarella di antiquari che sostituiva solo in quell’occasione, mi dissero, la bancarella di un collega che quel giorno non era potuto andare.  Da loro vedo questo servizio di piatti rossi, molto bello, chiedo se li avessero anche in blu ma niente. Chiedo il prezzo e faccio una passeggiata per meditarci.

Nel frattempo arrivano i miei suoceri. Loro vivono nelle Marche, non capitano tutti i giorni al mercato di Reggio. Ripassiamo davanti alla bancarella con i piatti e glieli faccio vedere. A entrambi piacciono tantissimo, e mi consigliano di comprarli, dicendo che ci avrebbero messo loro una buona parola con mio marito, perennemente in ansia per la mancanza di spazio di cui la nostra casa soffre.

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Il giorno dopo ho inaugurato il servizio con il più classico dei menù: un risotto ai funghi porcini e un arrosto di vitello con patate, invitando i miei suoceri e mia cognata. Il pranzo, ma soprattutto i nuovi piatti, sono stati un successone.

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Ho sempre usato i piatti rossi con grande soddisfazione, ma non ho mai smesso di pensare all’idea originale in bianco e blu. Venerdì della settimana scorsa ero in giro con mia cognata e il suo ragazzo, entriamo in un negozio di casalinghi perché loro devono comprare uno zerbino, e impilati in un angolo del negozio vedo dei bellissimi piatti blu e bianchi della Wedgwood. Chiedo il prezzo ed  era assolutamente conveniente perché, mi hanno spiegato, dopo che un ristorante aveva comprato ventiquattro piatti piani, erano rimasti questi piatti fondi che da soli aspettavano invenduti da anni.

Anche in questo caso ci ho pensato. Il tempo di un aperitivo e siamo tornati indietro per comprare sei piatti fondi, intanto, a quel prezzo imbattibile, poi si vedrà!

Per indorare l’amara pillola a Giacomo, che già molte porcellane fa era convinto che la nostra casa non potesse contenerne altre, ho lasciato i piatti a sua sorella: la sera dopo saremmo stati a cena da loro, e abbiamo deciso di sorprendere il mio malcapitato (no, dai…) marito servendogli la cena in quelli che sarebbero stati i nostri nuovi piatti.

Abbiamo inaugurato i piatti con dei sopraffini spaghetti al nero di seppia. Il ragazzo di mia cognata è un cuoco abilissimo, tanto accurato nelle preparazioni quanto creativo, e anche quella sera non ci ha deluso. La reazione del marito non è stata positiva, ma ho fatto spazio in casa e oggi abbiamo riutilizzato i piatti, finalmente a casa nostra.

Royal Homes Wedgwood Enoch Windsor Castle blue

Ancora castelli inglesi, questo è Windsor, avrei preferito un decoro più floreale, ma le cose nella vita non capitano  quasi mai come vengono programmate, senza per questo smettere di accadere, e stupirci, e renderci felici.

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Buona domenica!

Ps: menù di oggi. Piccolo aperitivo con cacciatore e scaglie di parmigiano, risotto al ragù leggero e secondo di verdure. Vino, portato dagli ospiti, deliziso. Qualche biscottino fatto in casa con il caffè. Ho usato come piatti fondi dei piatti avorio, molto lineari, di un servizio Villeroy e Boch veramente molto duttile, perfetto per tutte le tavole.

La stiratura della tovaglia lascia ancora a desiderare, ma solo l’imperfetto è perfettibile.