Le porcellane giapponesi per il tè di Angela

 

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Angela, una lettrice del blog mi ha mandato circa un mese fa le foto di questo servizio ereditato dalla nonna, molto simile al mio di cui vi avevo parlato in un articolo dell’anno scorso, e nell’articolo successivo dedicato alla tradizione giapponese del tè, scritto dalla mia amica Michela, che ha vissuto in Giappone e che faceva notare come probabilmente questi servizi, per i pezzi che li compongono (lattiera e zuccheriera in particolare) siano stati pensati per l’occidente.

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Angela mi chiede  se ho ulteriori informazioni da darle in merito, ma purtroppo no, e chiedo ancora a voi, se qualcuno avesse notizie più complete e avesse voglia di condividerle qui, noi saremmo felicissime di leggerle.

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Intanto ringrazio Angela per le foto di questo servizio, di per sè molto bello, molto più completo del mio, e proverò a reperire altre informazioni su questi servizi evidentemente abbastanza diffusi nelle credenze delle nostre nonne.

Nuovi arrivati in casa Simplicitas

Un paio di settimane fa sono riuscita a partecipare ai saldi di Chiara di Enjoy Coffee and more – e il fatto di essere stata super impegnata fino all’ultimo secondo me lo ha fatto assaporare ancor di più.

Lo show room di Chiara, però, era affollatissimo e nella ressa non mi sento molto incline agli acquisti, quindi avevo messo nel mio cestino solo alcune posate e tre piattini bianchi e blu.

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Uno di questi (gli atri due sono diversi) è stato postato ieri sera sulla pagina Facebook di Simplicitas: l’ho inaugurato con dell’hummus di ceci fatto alla mia maniera, in fondo alla pagina trovate la ricetta. Si tratta di un classicissimo Spode Italian, che è davvero una decorazione bellissima.

Ma, dicevo, il grande afflusso di appassionate di pottery inglese mi stava un po’ scoraggiando quando ho visto, tra le tazzine spaiate, due tazze e due piattini diversi fra loro ma accomunati dalla decorazione con frutta e dalla finitura in verde.

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Per il momento sono diventate le tazze da colazione perfette per me e mio marito, e anche queste sono state postate stamattina sul profilo Instagram di questo blog. Le tazze hanno una forma particolare che mi ha colpito subito, nella foto non è ben visibile ma pur avendo un bordo circolare hanno la coppa sfaccettata. Anche i colori sono molto vivaci dal vivo: per quanto sicuramente recenti queste tazze e piattini mi hanno davvero colpita.

Sui piattini è riportato questo marchio

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mentre le tazze sono marchiate semplicemente “Made in England”.

Mentre ero in fila alla cassa non pienamente soddisfatta dei pochi acquisti fatti, ho notato una ragazza con i capelli rossi che stava passando in rassegna dei piatti in una selezione super scontata: ogni pezzo a un euro. La ragazza aveva in mano dei piatti con le peonie, Anche questi di recente fattura ma con colori brillanti, e proprio con il mio fiore preferito. Lei ne aveva in mano due, nella sezione dei pezzi ad un solo euro ne aveva lasciati altri quattro, che ho preso. Ho soppesato per qualche istante l’acquisto di due piatti decorati in oro, ma poi li ho lasciati. Alla ragazza quei piatti in bianco e oro sono piaciuti più delle peonie, e mi ha lasciato gli altri due piatti per fare il servizio da sei.

Tra l’altro la ragazza, veramente giovane, era accompagnata da sua sorella, e dopo aver scelto qualche oggetto per loro, ha pensato di prendere qualcosa per la mamma rimasta a casa, un gesto che mi ha quasi commossa.

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Ecco qui uno dei piatti. Solo una volta arrivata a casa mi sono accorta che uno di questi aveva una decorazione leggermente diversa: riporta infatti solo una parte del disegno degli altri cinque.

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In ogni caso i piatti mi piacciono molto, sono perfetti per un piatto unico, o possono essere abbinati ad altri piatti semplicemente bianchi.

Vi lascio con la ricetta dell’hummus di ceci come lo faccio io. La mia versione, ormai consolidata dopo aver sperimentato parecchie varianti, è ben lontana dall’originale con la quale forse  ormai ha in comune solo il fatto di essere una crema di ceci.

Hummus di ceci alla mia maniera

Ingredienti: ceci secchi (quantità secondo necessità), olive taggiasche denocciolate (un cucchiaio per 250 g. di ceci cotti), capperi dissalati  o sotto aceto (un cucchiaino per 250 g. di ceci cotti), un limone (un cucchiaio di succo per 250 g. di ceci cotti), un cipollotto, olio extra vergine d’oliva, sale, pepe.

Mettere a bagno i ceci il giorno prima. Far appassire il cipollotto in una padella con poco olio, poi aggiungere i ceci, acqua, e far cuocere per 40 minuti. Eliminare il liquido di cottura e mettere i ceci con il cipollotto nel mixer, insieme al succo di limone, alle olive taggiasche e ai capperi, sale e pepe. Frullare aggiungendo l’olio fino a che l’hummus raggiunga una consistenza cremosa ma compatta. Servire con crostini di pane su cui spalmare la crema.

Ovviamente è possibile utilizzare ceci già lessati.

Aspetto i vostri commenti!

Servizi segreti e tazze da consommè

Quasi un anno fa, diciamo verso la fine dell’inverno scorso, dopo aver trovato ad un prezo stracciato dei bellissimi piatti inglesi bianchi e blu, che sognavo da tempo (potete leggere la storia completa qui), ho cercato in internet i piatti piani corrispondenti.

Seguendo le dirtte dell’esperta Donna Bianca padrona di casa di questo blog, sono approdata su eBay.de, la versione tedesca del noto sito, e ho trovato un lotto che comprendeva proprio sei piatti piani della produzione Royal Homes of Britain, di Enoch Wedgwood, un’insalatiera e, udite udite, tre tazze da consommè, altro sogno che covavo da tempo (ne ho scritto a proposito, o sproposito, qui).

Il prezzo, se non conveniente, era quantomeno interessante, e dopo qualche giorno di indecisione ho ceduto, decidendo da subito due condizioni attenuanti dell’ennesiomo acquisto di pottery: per un po’ non avrei ceduto alla tentazione di cercare altri pezzi dello stesso servizio, né di altri; avrei aspettato fino al successivo Natale per aprire il pacco, senza parlarne a nessuno.

Una volta arrivato il pacco, l’ho aperto subito per verificare che non ci fossero errori o pezzi rotti: all’interno tutto era stato imballato con teutonica meticolosità, ed ogni pezzo era integro e bellissimo. Soprattutto le “suppentasse”, solo tre, è vero, ma perfette per le cenette della nostra piccola famiglia. Ho poi richiuso tutto, sistemato il grosso pacco in cantina, aspettato tantissimo tempo, e la sera di Santa Lucia ho portato sotto l’albero il mio dono, reso ancora più speciale dopo la lunga attesa.

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Questa è la foto che ho pubblicato sulla pagina Facebook del blog, che mostrava il cartone svuotato del suo prezioso contenuto ma ancora pieno di tutti gli imballaggi.

Mio marito è rimasto perplesso, e solo dopo le necessarie rassicurazioni del tipo : “So già dove metterli”, è riuscito ad apprezzare la mia attesa paziente, fatto davvero eccezionale per chi scrive.

Comunque, la sera di Capodanno ho deciso di inaugurare i nuovi arrivati nella versione “per tre”.

Eravamo solo noi, dopo i bagordi della sera prima (compio gli anni il 30 dicembre e negli ultimi anni sto sempre invitando un po’ di amici a cena da noi per festeggiare), e le tazze da consommè sono state destinate non ad una zuppa bensì ad accogliere le tradizionali lenticchie.

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Le foto sono un po’ buie, ma volevo rendere l’effetto soffuso della serata.

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Questo è il posto della piccola Giulia, senza coltello e con posate preziose ma ridimensionate, e stessa cosa per i bicchieri: un piccolo bicchiere da amaro e un calice da liquore per le “bollicine”, l’acqua frizzante che le abbiamo dato per il nostro brindisi, semplicemente anticipato al momento del dolce.

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Con questa tavola di fine 2015 scrivo il primo articolo del 2016.

Nel frattempo anche la prima condizione dettata al momento dell’acquisto è stata soddisfatta e non ho comprato altre cose, ma chissà, forse Santa Lucia si accorgerà di quanto sono stata brava e mi farà trovare qualcos’altro sotto l’albero…

 

Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di blu

Non lasciatevi ingannare dal titolo, non è un post sui matrimoni (ma presto, prometto, torneranno anche quelli).

Sono stata lontana dal blog per un periodo che mi è sembrato lunghissimo, non per mancanza di interesse ma per mancanza di tempo, e sono certa che per la maggior parte di voi non sarà difficile crederlo: tra lavoro, impegni familiari e attività quotidiane programmate e straordinarie, ultimamente arrivo a sera esausta.

Volevo condividere con voi un po’ di immagini di porcellane finite sulla mia tavola, ultimamente, alcune sono new entry, altre vecchi ricordi, e da qui il titolo.

Iniziamo da questa salsiera fatta ad anatra, che era di mia nonna e a me è sempre piaciuta tantissimo. A dir la verità non ricordo di verla vista spesso sulla sua tavola, ma era nella credenza e a me piaceva sbirciarci dentro: mi ricordo l’odore della sua credenza, un misto di legno, tovaglie inamidate e liquore alla ciliegia…

Ho lasciato per anni questa salsiera in cantina dai miei, con le altre cose della vetrinetta e della credenza di mia nonna che ho tenuto, e qualche tempo fa l’ho portata a casa, pensando che osse perfetta per una tavola d’autunno.

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Io la utilizzo per il sugo dell’arrosto, ma anche per chi voglia aggiungere condimenti extra ai primi. Ma sto meditando di amplaire l’utilizzo anche a creme e marmellate per arricchire una buona fetta di torta, servita magari in piattini dai colori autunnali.

Un altro pezzo che volevo farvi vedere è infatti questo piatto acquistato insieme ad altri piattini da dolce tutti spaiati, che sulla tavola insieme sono bellissimi, la prossima volta devo essere veloce a fotografarli prima che vengano riempiti.

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Il piatto è della linea Devon Fruit, di Ridgway. Mi piace molto e cercherò di mettere insieme qualche altro pezzo di questo servizio, con colori e frutti autunnali.

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Vorrei fare la stessa cosa con questo piattino. Tempo fa, su un blog interessante e ricco di stimoli, ero incappata in un piatto della linea Regency di Mason, e mi sono innamorata di questa decorazione. Sto cercando da tempo di mettere insieme qualche pezzo di questo servizio, ma in giro non si trova quasi niente, e i prezzi anche su Ebay non sono abbordabilissimi.

Chiudo con altre due immagini: vi ricordate questa tazza? Ve ne avevo parlato qui, l’avevo acquistata insieme ad un piattino ben abbinato ma non suo, e quest’estate ho trovato il suo piatto! Adesso mi sembra ancora più bella, voi cosa ne pensate?

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L’ultimo acquisto recente (parte del bottino dell’ultima edizione del Mercante in Fiera) che voglio mostrarvi è questo piattino – ne ho tre uguali.

Mi ripeterò, ma adoro il transferware, il bianco e blu è un grande classico ma mi piacciono le porcellane realizzate con il transferware in tutti i colori. Avevo un pregiudizio contro il transferware in nero, viste in foto mi sembravano troppo scure, tetre. E invece no.

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Quando ho visto al Mercante in Fiera questi piattini (sono 3) me ne sono innamorata. Sono moderni, ma di Wedgwood, e il transferware Wedgwood è il più perfetto che abbia mai visto. I tre piattini sono abbastanza profondi, pensavo di utilizzarli come ciotoline per l’aperitivo, ma nulla vieta di cercare anche per questi piattini le tazze da tè corrispondenti e iniziare una nuova serie.

Spero di riuscire a scrivere con più regolarità nei giorni e nelle settimane prossimi.

E come sempre grazie se passate di qui.

L’ultima arrivata

Una settimana fa, dopo vari tentativi mai andati in porto, sono finalmente riuscita a partecipare agli Open Days di Enjoy Coffee and more a Modena.

Se mi seguite su instagram avete già avuto una preview quasi in diretta di un angolo dello show room di Chiara che ha particolarmente attirato la mia attenzione.

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Intendiamoci, lo show room di Chiara è tutto un sogno, e non c’è settore dal quale non avrei portato a casa parecchi pezzi… ma questa zona con tazze e piattini spaiati ha attirato la mia curiosità subito.

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Perché? Perché il bello di queste tazze è che ti permettono di giocare, di mettere alla prova occhio e gusto, per trovare un degno compare ad ogni pezzo che attiri la tua attenzione.

La mia è stata catturata da questa tazza dal sapore un po’ orientale, mi hanno colpito le peonie e i colori delicati ma brillanti.

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Le ho trovato un piattino che sembra starle proprio bene, anche lui dal decoro orientalizzante con peonie rosa.

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Entrambi hanno una decorazione geometrica dorata e il bordo (quello che per chi decora ceramica si chiama il filo) verde. Dello stesso punto di verde. Tanto che ad un primissimo sguardo tazza e piattino sembrano proprio essere nati in coppia.

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Poi in realtà la tazza è di una porcellana finissima traslucente alla luce, mentre il piatto è più spesso, e i marchi di produzione sono, ovviamente, diversi.

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Ho inaugurato la tazza nei giorni scorsi, con un tè verde alla menta che nelle giornate calde e anche in piena estate trovo estremamente rinfrescante.

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Sono molto orgogliosa di questo acquisto. Mi sono pentita di non aver preso molte più tazzine e piattini spaiati, ma in questo caso apertamente diversi, per giocare al tè del Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Nessun problema a riguardo (se non il solito: dove li metto?): spero di tornare molto presto da Chiara.

Voi avete mai provato ad accostare piattini e tazze diverse? É divertente!

Un pranzo che sa di primavera

Ogni tanto capita che mia sorella mi faccia una sorpresa e, quando sa che sono a casa da sola con la piccola, mi venga a trovare. Abitiamo a più di 100 chilometri di distanza, in città diverse, quindi quando mi telefona e dice “apri che qui fuori fa freddo” o qualcosa del genere è veramente una sorpresa.

Martedì scorso è andata così, è arrivata prima di pranzo e come sempre siamo state felicissime di vederla.

Per festeggiare questa occasione semplice e gioiosa, capitata tra l’altro in una giornata fredda ma limpidissima e luminosa, di quelle che ti fanno sentire gà in primavera, ho scelto una tovaglia fiorita verde chiaro, e i miei piatti inglesi della linea Old Britain Castles del marchio Johnson Bros.

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L’occasione era informalissima, quindi abbiamo pranzato in cucina, con tovaglioli di carta, ma abbinati al servizio che, stranamente, piace a mia sorella: di solito non condivide la mia passione per certe cose un po’ classiche, o da “sciura”, come direbbe lei.

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Il caso ha voluto che la sera stessa del nostro pranzo una nota food writer milanese-tosco-veneziana pubblicasse sui social una foto di una tavola apparecchiata proprio con questo servizio. Ho diffuso la foto tra tutti i detrattori del mio acquisto di piatti inglesi, fatto in questa stagione l’anno scorso (o un paio d’anni fa?). Poi ho tenuto in stand by le foto perché alcuni articoli su San Valentino avevano la precedenza.

Mentre io cucinavo un pranzo veloce, con spaghetti alle zucchine e un’insalata, Giulia e la zia apparecchiavano una tavola altrettanto chic per i peluches.

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E tutti pranzarono felici e contenti.

Un thé au Japon

Nella vetrinetta di mia nonna, su un ripiano in basso, faceva bella mostra di sé un piccolo servizio da tè giapponese, regalato a mia nonna da un’amica al ritorno da un viaggio nell’Impero del Sol levante – ho dei ricordi talmente precisi della mia infanzia che spesso mi chiedo se non siano frutto di fantasie e ricostruzione successive.

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Da bambina lo guardavo ammirata, mi bastava anche solo un accenno orientaleggiante a scatenare fantasie di avventure in paesi lontani. Ero un pirata, una principessa, un’archeologa – più spesso quest’ultima, sono cresciuta con il mito di Indiana Jones.

Quando la nonna è mancata, ho potuto tenere alcune cose che erano a casa sua, e tra queste gli ultimi elementi rimasti del servizio: teiera, zuccheriera, lattiera e un piattino.  Oggi sono a casa mia nella mia vetrina, molto più piccola e meno fornita di quella della nonna, ma è solo questione di tempo…

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Il servizio è dipinto a mano con scene di personaggi vestiti di kimono (geishe?), in giardino. Le scene proseguono a tutto tondo sui diversi pezzi. Ho cercato qualche notizia a proposito in internet, dove si trovano in vendita servizi simili, datati dagli anni Ottanta dell’Ottocento agli anni Cinquanta del Novecento. Non credo che l’amica di mia nonna le avesse portato dal Giappone un servizio d’antiquariato, quindi propendo per una datazione alla seconda metà del Novecento, ma ovviamente queste sono congetture senza alcuna base certa. Ritorna frequentemente l’uso del colore rosso-bruno di finitura. Spesso negli oggetti in vendita online si parla di porcellana “eggshell”, a guscio d’uovo, per definirne sottigliezza e trasparenza in controluce, e devo dire in questo caso sono entrambe notevoli.

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Abbino questi pezzi giapponesi a semplicissime tazze bianche, dalle linee essenziali, comprate a meno di un euro l’una nel grande magazzino svedese. Qualsiasi altra tazza stonerebbe rispetto a queste porcellane, così caratterizzate e iper decorate.

Anche oggi guardarle mi fa sognare. Sogno di essere alla cerimonia della fioritura dei ciliegi, in un kimono di frusciante seta rosa. Sogno di avere quattro anni, e di guardare incantata i servizi da tè, insieme alla nonna.

Un invito a casa di Elvira, prima parte

Amanti del minimalismo girate pagina, questo post non fa per voi. Elvira è una zia di mio marito, con fisico occhi e spirito di una ragazzina. Con lei condivido almeno tre passioni: arte, lettura – rigorosamente di libri cartacei – e amore per la casa. Quest’ultimo nel caso di Elvira si declina in gusto per la decorazione, e in una collezione ragguardevole di oggetti che rendono le stanze di casa sua ambienti accoglienti, vissuti e personalissimi. La sua cura dei dettagli è evidente non appena ti apre la porta e ti accoglie su una scala che è già arredata e accogliente come un interno.

La casa in cui vive con Brunello, suo marito, è l’appartamento in cui vivevano i genitori di Brunello (nonni paterni di mio marito), rimasto in gran parte un appartamento del secolo scorso, con struttura e arredi elegantissimi purese non attuali. Quando ho incontrato Elvira per Natale le ho chiesto di andarla a trovare per scattare qualche foto da condividere sul blog, e lei ne è stata subito entusiasta.

Nelle foto che ho fatto -foto terribili, non so fotografare e la luce artificiale non aiuta- vi mostro la cucina e la sala da pranzo di questa casa deliziosa che a me è subito entrata nel cuore, come la signora che vi abita.

La piccola cucina mette in mostra alcuni dei tesori di Elvira, con tazze, alzatine, teiere, vasi e zuppiere che, esposte alla vista, assumono una funzione stetica oltre che funzionale.

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Piattaie e ganci reggono decorazioni e stoviglie mentre alcune vetrinette e un grande armadio molto capiente raccolgono il grosso delle ceramiche. «Ho raccolto questi oggetti negli anni, comprandoli ogni volta che qualcosa mi piaceva, poi alcuni erano della mia famiglia, come le tazze da tè appese vicino all’ingresso, e altri appartenevano alla mamma di mio marito, come i piatti di Natale della Royal Copenaghen appesi sotto» spiega Elvira. A pezzi storici e di valore si mescolano con naturalezza pezzi più nuovi e abbordabilissimi scelti con gusto.

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I mestoli sono raccolti vicino al fornello in una teiera bianca.

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Elvira cucina e prepara la cena mentre mi racconta «Credo di aver assorbito questa passione da mia madre e mia nonna, che a loro volta hanno avuto grande cura per la casa e la tavola».

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Guardate che meraviglia i mug di ispirazione russa in basso a sinistra.

«A casa mia la tavola doveva essere sempre apparecchiata in un certo modo», mi dice Elvira, e mentre pensa a come apparecchiare per la cena a cui ci ha invitati, decide di scegliere una tovaglia bianca e blu acquistata anni prima ma mai usata. 

Passiamo così in sala da pranzo, attigua alla cucina, dove grandi vetrine custodiscono meraviglie per i miei occhi, disposte in modo da incantare con forme e colori.

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Mi attrae prima di tutto un ripiano con ceramiche bianche e blu, fra cui alcune tazze olandesi con i mulini a vento.

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Ma anche il ripiano con porcellane e bicchieri che virano dal vede al turchese all’acqua non è da meno.

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Facciamo alcune prove, mentre Elvira sceglie con sicurezza piatti diversi per vedere come stanno con la tovaglia che ha messo sul tavolo. Io fotografo emozionatissima… ogni cosa che vedo qui è bellissima!

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Proviamo un servizio con i fiori, uno con la frutta, poi Elvira sceglie dei piatti bianchi e blu, in armonia perfetta con la tovaglia.

Mentre apre vetrine e armadi io colgo l’occasione per fotografare. Guardate la simmetria armoniosa di questa angoliera, dove tutto sembra avere un suo doppio, un compagno, un rimando ad un altro pezzo.

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E questa è la bella tavola che Elvira apparecchia per noi.

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Avrei mille altre cose da raccontare della sua casa… Io mi sono sentita come nel Paese dei Balocchi. Per aggiungere un particolare sul carattere di questa splendida padrona di casa vi dico che a fine serata ha aperto una vetrinetta e mi ha regalato qualche pezzo della sua collezione: alcune tazze decorate con la frutta «da usare per il punch» e una tazza con piattino, a pois, che piace tantissimo a mia figlia (ebbene sì, la signorina a 19 mesi ha già i suoi gusti!). Questo regalo inaspettato e così spontaneo mi ha commossa.

Mi riprometto nei prossimi giorni di pubblicare un altro post con alcune ispirazioni natalizie fotografate in questa casa speciale, e di tornare prestissimo a casa di Elvira per rubarle qualche altro segreto… Intanto grazie di cuore Elvira e Brunello per l’ospitalità!