Millefoglie di piatti con zucca

Negli ultimi fine settimana il mio passatempo sta diventando questo: creare sovrapposizioni di piatti secondo un colore, un tema, “e vedere di nascosto l’effetto che fa”, come recitava una vecchia canzone di fama proverbiale uscita dal cilindro di Enzo Jannacci.

Chi passa sul mio Instagram ha già visto tutto, e perdonate la scarsa qualità delle immagini scattate con il telefonino.

La prima stratificazione l’ho provata lo scorso sabato, l’intenzione era dare risalto a un piattino spaiato molto particolare, acquistato a qualche passata edizione del Mercante in Fiera.

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Il piattino in questione fa parte di una serie prodotta dalla Royal Doulton e dedicata ai personaggi dei libri di Charles Dickens; la serie fu chiamata Dickens Ware e può fregiarsi di pezzi molto più belli del mio, che però mi colpì, in una fila di piatti spaiati, con una piccola sbeccatura riparata, il piattino sembrava proprio uno degli sfortunati personaggi dickensiani, ed è tornato a casa con me.

Il personaggio ritratto è Tony Weller del Circolo Pickwick. Il verde del cappotto del personaggio e il filo verde del piattino sono stati la guida per scegliere i piatti sottostanti, molto diversi, anch’essi appartenenti alla mia nutrita accozzaglia di piatti spaiati.

Ieri invece ho voluto esagerare. Punto di partenza, una piccola zucca decorativa gialla. Ispirazione guida: trovare una stratificazione di piatti da usare per apparecchiare la tavola del compleanno di mio marito, che festeggeremo a fine mese.

Volevo abbinare la zucca a colori autunnali: rosso, verde, bruno. Ma poi: la forma della zucca che ben si prestava ad essere accolta in un contenitore che la abbracciasse,invece di farla rotolare; la mia innata predilezione per il blu; il fatto di avere delle meravigliose tazze da consommé uttavia poco sfuttate mi hanno dato il la per un risultato cromatico diverso.

Et voilà, la mia millefoglie di piatti con zucca.

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Da sotto la zucca troviamo: tazza da consommé di Wedgwood, serie Royal Homes of Britain, sotto un piatto fondo rosso di Johnson Brothers, serie Old Britain Castle, sotto ancora un’altro dei miei trovatelli spaiati, un piatto con bordo  decorato con cicogne blu in volo.

L’effetto era già ridondante, ma un placée di questo tipo vuole un sottopiatto – e qui ero già fuori tema “tavola per il compleanno del marito”, perché non possiedo sottopiatti.

Ho utilizzato un piatto grande, che uso per servire le pietanze a tavola, comprato in Portogallo, che magari ne avessi di più, ma trasportarli in aereo non era possibile e non riesco a trovare su internet tracce della casa produttrice per ordinarne altri.

La mia millefoglie mi piaceva molto, e ho deciso di abbinare le posate, anch’esse rigorosamente spaiate, un piattino per il pane (questo è gallese, e, ahimè, da solo) e tutto il resto.

Per il bicchiere dell’acqua ho scelto un bicchiere basso, bianco, effetto vetro soffiato. Ho messo un calice da vino e un calice piccolo da liquore che è così démodé da piacermi un sacco. Ho aggiunto una bottiglia in cristallo lavorato comprata ad un prezzo irrisorio da un rigattiere (nella foto si vede solo il fondo, ma ve la farò vedere meglio in altre occasioni) e una caraffa piccola decorata con foglie accartocciate, autunnali, che era di mia nonna.

L’ultimo tocco è stato il tovagliolo di lino rosso, per fare compagnia al piatto dello stesso colore.

Questa prova era così di prova che non mi sono nemmeno appoggiata sul tavolo ma su un mobile della sala, anche perché non mi dispiaceva l’effetto legno sotto alle stoviglie.

Non potrò apparecchiare così per il compleanno di Giacomo perché ci sono troppi pezzi unici, ma ci lavorerò…

Che ve ne pare?

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Tavole al mare

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L’estata è scappata via velocissima, come sempre e più che mai, tra l’incanto dei giorni transcorsi con mia figlia e qualche nota tremendamente nera.

Le cene sul terrazzino della casa al mare in agosto sono state una rarità: quando mio marito era in ferie spesso mangiavamo insieme ai miei suoceri,  sul terrazzo grande, e altrettanto frequentemente siamo usciti a cena con gli amici, complice l’età della nostra piccola che quest’anno ci ha permesso di fare cose (e orari) prima impensabili.

Per la sera di inizio ferie del coniuge però, io e Giulia abbiamo organizzato un piccolo party per festeggiare l’agognato arrivo del papà. Non potevano mancare le cozze, che lui adora, e che gli abbiamo offerto come aperitivo mentre il resto della cena finiva di cucinarsi.

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Quale uso migliore per questo pesce  di ceramica blu dalla forma allungata, ricevuto per il mio compleanno e portato al mare insieme ad altre stoviglie marine, perché ormai si è sparsa la voce che mi piacciano queste cose – per la disperazione di mio marito che crede da anni di aver finito lo spazio per riporle.

Il resto della tavola poi è stato apparecchiato con facilità e con i miei amati piatti a forma di pesce di cui ho già parlato qui. Mi piacciono sempre tantissimo e mi spiace poterli usare solo al mare, ma trasportare anche i piatti dalla città al mare e viceversa sarebbe davvero impensabile.

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Quella qui sopra è la tavola di tutti i giorni, con piccole variazioni sul tema.

Forse l’ultima delle tavole dell’estate 2016, certamente l’ultima che ho fotografato,  è stata quella qui sotto: ospiti d’onore noi tre.

Nella prima foto di questo articolo, stessa tavola altra inquadratura, si intravedono in basso a destra anche i festoni di picole lampade bianche e blu che ho trovato in saldo a giugno e purtroppo non ho mai fotografato da accese, al buio: non migliorano di molto la scarsa illuminazione del terrazzo, ma aumentano certamente il fascino delle serate sul terrazzino.

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Ma tornando alla mise en place, ho utilizzato una tovaglia bianca certamente non stirata, arricchendola al centro con  uno strofinaccio da cucina, new entry dell’estate, con il quale è stato amore al primo sguardo.

I piatti verdi sono quelli del mio servizio della casa al mare, i piatti blu, piccoli e grande, altro graditissimo regalo di compleanno.

Non potendo trasferire a casa in città le stoviglie marine, mi sono accontentata di questo strofinaccio. L’inverno è lungo da far passare, e il prossimo anno per questioni di lavoro la mia permanenza a Porto San Giorgio si accorcerà di un mese (non mi lamento, per carità!). Vediamo se questi pesci blu mi aiuteranno a sopportare la nostalgia delle mie tavole al mare.

Boston clam chowder. Non di soli spaghetti vive (…) una vongola.

Ritornando con la mente al mio viaggio americano del quale ho parlato nell’ultimo post, e approfittando dell’abbondanza di vongole qui nei paraggi, mi è venuta voglia di provare a cucinare uno dei piatti che mi erano piaciuti di più tra quelli assaggiati negli States: la clam chowder, o zuppa di vongole.

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Due parole sulla nascita di questa zuppa: sembra che l’origine sia da ricercare nelle coste nord occidentali della Francia, tra Bretagna e Normandia (dove per altro ancora oggi le cozze, per esempio, vengono cucinate con il latte). Dà lì la zuppa di vongole avrebbe attraversato il canale della Manica e avrebbe addirittura accompagnato i coloni inglesi oltreoceano. Non è difficile credere che qualcosa di simile dovesse essere veramente preparato sulle navi dei Padri Pellegrini: patate; carne di maiale stagionata, salata e pepata per essere conservata;  pesce; erano ingredienti che non potevano mancare in cambusa.

Così la zuppa di vongole si diffuse nel New England, tanto da essere chiamata ancora oggi New England o Boston (la prima città fondata dai Padri Pellegrini) clam chowder.

Io l’ho mangiata la prima volta a Orange County, in un ristorantino sulla spiaggia a Laguna Beach e poi ancora al Pier 39 di San Francisco, dove viene servita in una pagnotta scavata che fa insieme da piatto e da pane.

L’ho preparata per accogliere mia sorella che è venuta a trovarmi qualche giorno al mare.

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In internet trovate ricette dovunque, io l’ho preparata così, e in due versioni perché mia sorella non può mangiare latte né derivati e non gradisce la cipolla.

Prima versione: Lavare e far spurgare le vongole in acqua salata. Cuocerle coperte, a fuoco vivace, finché non si aprono, in un filo di olio. Bagnare con mezzo bicchiere di vino bianco.

Tagliare delle patate a tocchetti, metterle in padella con un fondo di olio, speck o pancetta  (bacon!) a pezzettini, cipolla di tropea e sedano, e far cuocere lentamente, aggiungendo acqua o brodo vegetale leggero quando si asciugano. Ho cotto gli ingredienti tutti insieme.

Nel frattempo, quando le vongole si saranno aperte, vanno sgusciate tutte (ne ho ttenute alcune non sgusciate per decorare), il liquido rilasciato dai molluschi va filtrato e tenuto da parte.

Quando le patate sono morbide, si aggiunge un po’ di latte o panna liquida (io ho aggiunto il latte), e si frulla tutto. Il mix, che dovrebbe risultare molto denso, va allungato con il liquido delle vongole e all’occorenza con altro brodo vegetale. La zuppa in ogni caso non deve essere liquida ma avere una consistenza cremosa. Aggiungere le vongole e servire.

Seconda versione: identica, ma senza latte né cipolla. La versione con il latte risulta più delicata. Non ho aggiunto sale perché entrambe le versioni non ne avevano bisogno (tra liquido delle vongole e speck il sodio non mancava).

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Ecco il nostro tavolo sul terrazzino, al tramonto. Nei paitti fatti a stella marina ho servito dei crostini di pane da servire con la clam chowder.

A noi è piaciuta, ammesso che le vongole mi piacciono sempre e tantissimo. Voi l’avete mai assaggiata?

Ispirazioni natalizie

Arrivo un po’ lunga con i consigli per il Natale, ma in ogni caso eccoci qui.

Chi segue le mie bacheche Pinterest dedicate alla tavola di Natale e all’inverno ha già visto tutto, ho collezionato queste immagini già da un po’ di tempo, diciamo da inizio Novembre almeno, in vista delle feste ormai imminenti.

Partiamo da una bellissima idea per i nostri pacchi regalo. Come vi paiono travestiti da renna? A me sono piaciuti molto, e conto di incartare così almeno per i regali dei più piccoli.

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Passiamo alla tavola. Vi ricordate il matrimonio che aveva il legno come tema decorativo? Per Natale mi piacerebbe molto utilizzare delle sezioni di tronco come sottopiatti. Fanno un po’ tavola country, ma scaldano subito l’atmosfera.

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Un’alternativa è lavola in bianco e oro. L’oro è un colore che diffcilmente, passato il momento delle feste natalizie e di fine anno, ci si può concedere. Eppure, se non mescolato a troppi altri colori, regala un effetto finale raffinato, prezioso e certamente festaiolo.

Non penso a niente di troppo opulento, ma ad una soluzione essenziale e non ridondante, come quella qui sotto.

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Un po’ di glitter dorato, o piccole stelline, lasciati cadere sulla tovaglia aggiungeranno magia, soprattutto se si tratta di una cena.

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Se pensate ad una cena della vigilia in bianco e oro, potete osare una tovaglia in tartan per il pranzo del 25. A me l’effetto piace tantissimo. Una volta ho provato ad apparecchiare utilizzando un plaid ma mio marito aveva bocciato la mise. Eppure sono convinta che la strada non sia sbagliata, voglio sperimentare ancora un po’.

Chi segue il gruppo di Facebook che ho nominato nell’ultimo articolo, avrà visto, fra tante tavole meravigliose, che con il tartan si possono ottenere ottimi risultati. Forse è meglio acquistare il tartan al metraggio piuttosto che utilizzare un plaid vero e proprio, come avevo fatto io. Vi farò sapere se riuscirò a trovare un escamotage convincente.

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Guardate che bello questo servizio da tè natalizio, o quantomeno invernale, nei più classici degli abbinamenti cromatici, bianco, verde e rosso.

Come accompagnare questo tè? Con biscotti a tema, ovviamente: piccoli alberi di Natale.

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O per chi è più abile a modellare il fondente di zucchero, porte con tanto di ghirlande decorative.

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Se poi volete creare una vera ghirlanda dolce, di biscotti fatti a stella, da appendere alla porta di casa, ma anche da usare come centro tavola, sbirciate su Sale & Pepe questa ricetta.

Io non ho la preoccupazione dell’organnizzare il pranzo di Natale o la cena della vigilia,  ma qualche cena in compagnia per le feste si fa comunque volentieri. E ho una nuova tovaglia, molto festaiola, di fiandra rosso intenso, da inaugurare. Ci sono idee per questa tovaglia nuova?

E i vostri preparativi per il Natale come procedono?

Rose e tavola in rosa, per la festa della mamma

Oggi per la festa della mamma è  venuta a pranzo la mia supermamma. Ho apparecchiato in modo come al solito molto semplice ma curato. Abbiamo mangiato in sala grazie al tavolo Norden di Ikea che oggi ho aperto solo a metà (ne parlavo qui) e che di solito sta chiuso dietro alla porta della stanza.

Sul tavolo ho messo una tovaglia bianca e sopra la tovaglietta da tè di mia mamma, perfetta per il tavolo quando ha queste misure!

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Per scegliere piatti e bicchieri, mi sono lasciata ispirare dalla tonalità delle rose comprate ieri. Insomma l’occasione perfetta per tirare fuori i miei piatti inglesi di cui ho già parlato qui, scegliendo quelli rosati.

I bicchieri li ho comprati molti anni fa a Siviglia, mi hanno colpita subito  per il colore e la forma particolare e avevano un prezzo così basso (il negozio svendeva tutto per imminente chiusura) che non era nemmeno servito pensare per comprarli.

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Ma la grande novità della giornata erano le posate che ho comprato, alcune ieri alcune tempo fa, da Chiara, antiquaria e autrice di Enjoy coffee and more.

Ieri, tra le altre cose, ho comprato le forchette uguali ad un set di coltelli, cucchiaini e forchettine da dolce che avevo già preso (allora non avevo trovato le forchette da pasto), e anche le forchette da pesce che non erano nei miei piani ma sono state un colpo di fulmine.

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Ecco forchetta e coltello vicini. Ed ecco la decorazione delle forchette da pesce, davanti e dietro. Vi piacciono?

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A me piacciono anche accostate all’altro servizio, non mi dispiace affatto apparecchiare con posate spaiate purchè siano belle e in armonia tra di loro.

Il menù di oggi prevedeva pasta al pesto fatto in casa con il basilico del balcone e di secondo un’isalata di polipo, comprato ieri pomeriggio al volo per mettere in tavola qualche pesce che giustificasse l’uso delle posate nuove.

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Io sono soddisfatta del risultato. Per fare le foto ho tolto i tovaglioli, che erano sul piatto, per lasciarvi ammirare  il bucolico panorama del castello di Windsor. E dopo ho aggiunto anche i bicchieri da vino, perché la giornata meritava senz’altro brindisi.

A noi mamme!

Nei prossimi giorni tempo permettendo vi farò vedere gli altri acquisti fatti nello show room di Chiara. Ultimamente sto pubblicando pochissimo, ma ogni giorno succede qualcosa e il blog purtroppo è in coda a tutto.

Tavola di Pasqua e colazione in città

E così anche Pasqua è già passata. Noi, come spesso facciamo quando abbiamo qualche giorno di vacanza in più, andiamo dai miei suoceri nelle Marche, dove di solito troviamo un clima molto migliore di quello che lasciamo in Emilia.

Questa volta no, anzi il bel tempo è arrivato alla fine, ma era già Pasquetta e noi partiamo al mattino presto per evitare di rimanere intrappolati nel traffico del rientro.

Sono stati giorni di pranzi e cene impegnativi ma che decisamente meritavano uno strappo alla regola, mia suocera cucina divinamente.

Il pranzo di Pasqua aveva un menù così articolato che non riesco prorpio a ricordarmelo tutto, posso solo dire di aver contribuito agli antipasti con la torta pasqualina, preparata in due versioni: una classica, e una rivisitata per il fratello di mio marito che ha seri problemi di allergie a molti ingredienti.

torta pasqualina

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Quest’anno a tavola eravamo in numero ristretto rispetto al solito, e il tavolo non è stato allestito nella sala più grande (dove stiamo comodamente a tavola in più di 20, per me che a casa mia ho i posti a tavola seduti per massimo 6 persone, 8 strettissime, è un sogno!) ma la tavolata faceva comunque la sua figura.

Ho scattato qualche foto alla tavola mentre veniva apparecchiata, mia suocera quest’anno ha scelto il verde come colore dominante. Le foto sono molto scure perché il giorno di Pasqua non ha smesso un secondo di piovere, e la luce naturale era, purtroppo, grigia.

tavola di pasqua in verde

tavola di pasqua in verde

Al centro del tavolo un’insalata di rucola, mele e noci all’aceto balsamico aspettava gli ospiti.

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Ed ecco la bellissima terrazza, che di solito a Pasqua è un tripudio di fioriture: quest’anno complici la Pasqua a inizio primavera e il meteo che continua a fare le bizze, era impraticabile per la pioggia e aveva ancora pochi colori.

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Ieri come vi dicevo siamo rientrati in città. Questa mattina ci siamo svegliati con un caldo sole primaverile che avremmo preferito avere in vacanza ma pazienza.

A colazione abbiamo goduto di qualche dolce ricordo dei giorni di Pasqua: i calzoni, o calcioni, dolci tipici marchigiani preparati da mia cognata. Hanno un ripieno morbido al cacao, perfetto per ricominciare la settimana.

calcioni dolci marchigiani

Ho preparato per me e mio marito un vassoio della colazione con tocchi rossi per affrontare con grinta questo martedì che aveva tutta l’aria di essere un lunedì faticoso. Piattino per i dolci bordato di rosso, tovaglioli rossi e mug rigorosamente spaiati, rossi.

Secondo voi qual è la mia tazza?

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Voi come avete trascorso la Pasqua?

Un tè di Pasqua

Un po’ di tempo fa ho chiesto in prestito a mia mamma una tovaglietta da tè di lino, ricamata in grigio, che mi è sempre piaciuta tantissimo. Inizialmente volevo usarla sulla tavola di San Valentino, sopra alla tovaglia (mi piace giocare con diversi strati di tessuti, ogni tanto), ma poi avevo fatto scelte diverse e la tovaglia era ancora a casa mia.


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Ho deciso di organizzare un tè di Pasqua per oggi pomeriggio, con un paio di amiche, e ho vestito il tavolino davanti al divano con questa bella tovaglietta e i relativi tovaglioli (ne ha in corredo addirittura 24, evidentemente era destinata a qualcuno che facesse spesso inviti per il tè, e invece è rimasta chiusa nei cassetti per molti anni!).

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Le tazze sono semplicissime, bianche, di Villeroy e Boch, regalo di compleanno graditissimo che mi ha fatto mia suocera un paio di anni fa, e il tavolo mi sembrava troppo bianco così. Ho portato in tavola qualche fiorellino bianco e giallo e per aggiungere colore ho aggiunto queste candele pasquali, fatte a uova, regalo di Elvira – ve la ricordate, vero? Non verranno accese, servono solo a ricordare la ricorrenza.

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Nel forno c’è una torta e arriveranno in tavola anche piccoli panini al prosciutto crudo e al salame, ultimo sgarro prima dell’osservanza del magro di domani, e spremuta d’arancia.

Ma mentre la piccola dorme, e prima che arrivino le mie ospiti, ho fotografato la tovaglietta della mamma che prima o poi dovrà tornare alla legittima proprietaria. Ho assicurato a mio marito che sarebbe stato solo un prestito, che non sarebbe finita a fare compagnia alle decine di altre tovaglie che riempiono la credenza e anche un cassetto nell’armadio della biancheria per il letto.

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Non vi auguro ancora buona Pasqua perché nei prossimi giorni pubblicherò qualcos’altro, con foto molto più belle, in tema. Rimanete sintonizzate!

Il centrotavola perfetto con KaDò flowerdesign

Elena Figoli, che per chi passa di qui non ha più bisogno di presentazioni, mi ha spedito altre foto preziose scattate ad un workshop tenutosi domenica scorsa, a cura di KaDò flowerdesign, corso che io mi sono persa perché ero nelle Marche.  Sperando che qualcuna di voi potesse partecipare, avevo pubblicato l’invito su Facebook: uso spesso questo canale per comunicazioni rapide di questo tipo, se non volete perderle trovate la pagina qui.

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Il corso era dedicato alla creazione del centrotavola. Ho chiesto a Daniele di KaDò di scrivermi qualcosa sulle composizioni che avevano realizzato durante il laboratorio e lui mi ha risposto con un decalogo del centrotavola che davvero non ha bisogno di aggiungere altro, se non le foto di Elena.

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Le dieci regole per creare il tuo CENTROTAVOLA

Regola numero 1: Non ci sono regole! La fantasia prima di tutto

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Regola numero 2: Sfrutta l’effetto sorpresa! Un centrotavola originale deve saper attrarre l’attenzione e stupire i tuoi ospiti

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Regola numero 3: Ispirati alla natura! Utilizza materiali quali legno, acqua, germogli, foglie, rami, sassi e pietre, tutto ciò che puoi trovare nel tuo giardino o passeggiando in mezzo al verde. ATTENZIONE però, vietato usare il terriccio, unico materiale che a tavola non dà un’immagine di igiene e pulizia

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Regola numero 4: Utilizza ciò che hai nella tua cucina! Hai mai pensato che i colori di frutta e verdura possano essere perfetti per il tuo centrotavola? Quindi apri il frigorifero e scegli! Nella tua dispensa ci sarà sicuramente anche del riso, magari anche del riso venere dal bellissimo colore scuro, utilizzalo!

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Regola numero 5: La scelta del contenitore è importante! Un piatto da portata, un cestino, una cassetta di legno, una scatola per biscotti, un vaso di vetro, un barattolo della marmellata, un asse di legno per il pane…

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Regola numero 6: la dimensione deve essere proporzionata alla dimensione del tavolo e al numero di commensali! E’ consigliabile creare un centrotavola ogni 8/10 persone della dimensione di 30 cm circa, che non superi l’altezza di un avanbraccio in modo che non ostacoli lo sguardo degli ospiti e permetta di posizionare sul tavolo bevande e cibo. Parola d’ordine praticità: se il tavolo è piccolo non esagerare per poi dover spostare la tua creazione subito dopo.

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Regola numero 7: Sfrutta l’effetto “lume di candela” con moderazione! Se si tratta di una cena l’uso delle candele renderà l’atmosfera magica, ma attenzione, per farlo ci sono regole precise! NON usare candele se ci sono bambini a tavola o se si tratta di un pranzo e proteggi sempre la fiamma con una lanterna o un vaso di vetro, il rischio è che qualcuno possa scottarsi o bruciarsi una manica del vestito!

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Regola numero 8: Cerca di dare armonia alla tavola abbinando il centrotavola a posate e piatti e bicchieri! Se usi argenteria e porcellane pregiate, il contenitore sarà preferibilmente anch’esso pregiato, in vetro o porcellana, magari proprio un piatto da portata dello stesso servizio, mentre invece se scegli di dare un tono informale alla cena allora sbizzarrisciti con colori accesi e materiali grezzi quali juta e vimini

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Regola numero 9: Non dimenticare che l’arte del centrotavola è soprattutto ospitalità! Mettere a proprio agio i tuoi commensali è il primo e unico scopo per il quale creare un buon centrotavola… perciò non preoccuparti se le tue candele si consumeranno, se un commensale sbadato sciuperà la composizione per sbaglio, tutto è pronto per fare festa insieme non per essere guardato e ammirato!

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Regola numero 10: Accetta con un sorriso i complimenti alla tua creazione! Non sminuire il tuo lavoro se qualcuno lo apprezza, ma anzi fai capire che ci hai messo passione e che ti sei divertita a farlo per loro!

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 Avete letto che bello questo decalogo? A me sono piaciuti soprattutto gli ultimi due punti. E non vedo l’ora di sperimentare con frutta e verdura.

Sono certa che queste idee piaceranno anche a voi, magari la tavola di Pasqua sarà l’occasione per provare qualcosa di nuovo!

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Grazie mille Daniele e come sempre bravissima Elena!

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Apparecchiare: tavolo a vista o tovaglia?

In internet, fonte ormai primaria di ispirazione, si trovano tantissime foto di tavole apparecchiate senza tovaglia, con piatti e stoviglie appoggiati direttamente sul tavolo.

Fonte: http://www.bargaindecoratingwithlaurie.com
Fonte: http://www.bargaindecoratingwithlaurie.com

Ci sono due ragioni, credo, che sottendono a questa soluzione: la prima è una certa tradizione anglosassone che non prevede l’utilizzo della tovaglia anche per tavole formali, magari su tavoli antichi. Oppure l’uso delle tovagliette americane, appunto, che segnano il placé quasi fossero un sottopiatto allargato.

La seconda ragione, più attuale, è che il legno a vista è di gran moda e molto presente anche come base in tutte le foto di food styling. Di solito è un legno vissuto, decapato, o magari un vecchio tagliere con i segni delle incisioni che il tempo gli ha imposto. Il legno a vista è molto in sintonia con gli stili shabby chic,  nordico, e country-chic.

Fonte: Pinterest
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Fonte: Pinterest

Abbiamo però i due estremi tra le possibilità: un tavolo bellissimo, magari antico, di legno pregiato, da esporre per la sua eleganza, o una soluzione più rustica, un legno vissuto (veramente o reso vissuto) lasciato a vista.

Fonte: Pinterest
Fonte: Pinterest

Alcune soluzioni sono molto eleganti anche nel caso del tavolo vissuto. Ma tutto ciò che sta in mezzo a questi due estremi, vedi tavoli di simil legno di produzione contemporanea, mi sembra si presti poco ad essere apparecchiato senza tovaglia.

In casa Simplicitas a tavoli siamo messi in modo strano. In cucina, una stanza rettangolare con una cucina in linea, moderna e giocata sul contrasto bianco e nero, abbiamo un tavolo che in realtà è una scrivania di cristallo, con una struttura di metallo nero satinato che fa da supporto e cornice. Ha delle misure poco standard proprio perché non è un tavolo: è stretto per la sua lunghezza, a noi piaceva perché non avrebbe ingombrato eccessivamente la stanza nel senso della sua -ridotta- larghezza, e il cristallo a sua volta offre maggiore respiro allo spazio.

Foto mia, e si vede…

Teniamo il tavolo appoggiato alla parete opposta a quella su cui si stende la cucina con elettrodomestici e dispensa, su uno dei due lati lunghi per intenderci, e lascio il tavolo contro la parete se per una cena informale decido di apparecchiare in cucina per quattro o  massimo cinque commensali, per riuscire a muovermi liberamente ai fornelli.

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In sala abbiamo rinunciato ad avere un tavolo fisso: non ce ne è lo spazio, e non si parlava in nessun caso di rinunciare ad un divano comodissimo per le chiacchiere, la lettura, guardare un film, il relax. Dietro alla porta della sala abbiamo una delle soluzioni geniali di Ikea, per una volta dal nome facilmente pronunciabile: Norden. Si tratta di un tavolo a ribalta che chiuso occupa poco spazio ma ospita in compenso sei cassetti abbastanza comodi, e aperto, trascinato in mezzo alla stanza, diventa il nostro tavolo delle cene importanti.

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Fonte: Ikea.it

In questo secondo caso il tavolo è laccato di bianco, né elegante da vedersi né di un legno dall’aspetto vintage. Lo copro sempre con mollettone e tovaglia, soluzione che scelgo anche in cucina, se abbiamo ospiti, mentre spesso per noi, soprattutto a colazione, utilizzo le tovagliette americane. Il cristallo lasciato scoperto è un materiale freddo al tatto e le stoviglie creerebbero continui rumori quando vengono appoggiate.

Avessi un prezioso tavolo d’epoca lo coprirei comunque con mollettone e tovaglia: mi sembrerebbe troppo esposto alle intemperie, passatemelo, di ospiti che possono anche distrarsi, di liquidi che possono rovesciarsi, di pietanze molto calde che possono rovinarlo.

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Fonte: Pinterest

Un tavolo di legno vissuto, o decapato, assolutamente carino da lasciare in vista sotto alla mise en place, mi piacerebbe moltissimo in un contesto di campagna, o ancora di più all’aperto, ma in una casa di città mi stonerebbe per l’aspetto troppo rustico.

Fonte: colincowieweddings.com
Fonte: colincowieweddings.com

Voi cosa ne pensate? Avete dei bei tavoli che apparecchiate nude?

I miei piatti inglesi

I miei piatti inglesi rossi e bianchi, in origine, dovevano essere blu e bianchi.

La loro storia parte da lontano. Una sera di qualche anno fa vengo invitata a cena da mio cugino e dalla sua futura moglie, entrambi sempre molto antitradizionalisti e minimalisti nel look. E mi trovo davanti una tavola perfettamente apparecchiata, con una tovaglia candida e piatti inglesi bianchi e blu, calici per l’acqua ed il vino, candele… una tavola elegante e perfetta. Con quei piatti bellissimi che mai mi sarei aspettata di trovare sulla tavola di questi due ragazzi, e soprattutto, come potevo io non aver mai pensato a prenderli?

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Fonte: Pinterest

Da allora mi ero fissata con i piatti inglesi, e ovviamente li cercavo bianchi e blu. Un giorno, al mercato settimanale di Reggio Emilia, a cui non vado  praticamente mai, c’era una bancarella di antiquari che sostituiva solo in quell’occasione, mi dissero, la bancarella di un collega che quel giorno non era potuto andare.  Da loro vedo questo servizio di piatti rossi, molto bello, chiedo se li avessero anche in blu ma niente. Chiedo il prezzo e faccio una passeggiata per meditarci.

Nel frattempo arrivano i miei suoceri. Loro vivono nelle Marche, non capitano tutti i giorni al mercato di Reggio. Ripassiamo davanti alla bancarella con i piatti e glieli faccio vedere. A entrambi piacciono tantissimo, e mi consigliano di comprarli, dicendo che ci avrebbero messo loro una buona parola con mio marito, perennemente in ansia per la mancanza di spazio di cui la nostra casa soffre.

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Il giorno dopo ho inaugurato il servizio con il più classico dei menù: un risotto ai funghi porcini e un arrosto di vitello con patate, invitando i miei suoceri e mia cognata. Il pranzo, ma soprattutto i nuovi piatti, sono stati un successone.

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Ho sempre usato i piatti rossi con grande soddisfazione, ma non ho mai smesso di pensare all’idea originale in bianco e blu. Venerdì della settimana scorsa ero in giro con mia cognata e il suo ragazzo, entriamo in un negozio di casalinghi perché loro devono comprare uno zerbino, e impilati in un angolo del negozio vedo dei bellissimi piatti blu e bianchi della Wedgwood. Chiedo il prezzo ed  era assolutamente conveniente perché, mi hanno spiegato, dopo che un ristorante aveva comprato ventiquattro piatti piani, erano rimasti questi piatti fondi che da soli aspettavano invenduti da anni.

Anche in questo caso ci ho pensato. Il tempo di un aperitivo e siamo tornati indietro per comprare sei piatti fondi, intanto, a quel prezzo imbattibile, poi si vedrà!

Per indorare l’amara pillola a Giacomo, che già molte porcellane fa era convinto che la nostra casa non potesse contenerne altre, ho lasciato i piatti a sua sorella: la sera dopo saremmo stati a cena da loro, e abbiamo deciso di sorprendere il mio malcapitato (no, dai…) marito servendogli la cena in quelli che sarebbero stati i nostri nuovi piatti.

Abbiamo inaugurato i piatti con dei sopraffini spaghetti al nero di seppia. Il ragazzo di mia cognata è un cuoco abilissimo, tanto accurato nelle preparazioni quanto creativo, e anche quella sera non ci ha deluso. La reazione del marito non è stata positiva, ma ho fatto spazio in casa e oggi abbiamo riutilizzato i piatti, finalmente a casa nostra.

Royal Homes Wedgwood Enoch Windsor Castle blue

Ancora castelli inglesi, questo è Windsor, avrei preferito un decoro più floreale, ma le cose nella vita non capitano  quasi mai come vengono programmate, senza per questo smettere di accadere, e stupirci, e renderci felici.

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Buona domenica!

Ps: menù di oggi. Piccolo aperitivo con cacciatore e scaglie di parmigiano, risotto al ragù leggero e secondo di verdure. Vino, portato dagli ospiti, deliziso. Qualche biscottino fatto in casa con il caffè. Ho usato come piatti fondi dei piatti avorio, molto lineari, di un servizio Villeroy e Boch veramente molto duttile, perfetto per tutte le tavole.

La stiratura della tovaglia lascia ancora a desiderare, ma solo l’imperfetto è perfettibile.