Ti ho lasciato una rosa…

Quando al sabato mattina siamo a Reggio Emilia e non abbiamo particolari impegni, ho un paio di appuntamenti fissi. In Piazza Fontanesi, una delle piazze più belle del centro, si tiene il mercato dei contadini. Immaginate un piazzetta alberata, circondata da case: l’effetto è quello di una Montmartre emiliana, assolutamente piacevole. Al mercato faccio rifornimento di frutta e verdura da un paio di rivenditori fidati. Stamattina al mercato suonava da vivo un gruppo jazz, e la spesa è stata un momento di relax tra suoni, colori e profumo di verdure freschissime.

Sulla strada per arrivare in Piazza Fontanesi, si trova ahimè un mercatino dell’usato dove ognitanto trovo qualcosa di interessante da comprare, nel reparto ceramiche ovviamente. Stamattina il mio sguardo è stato catturato da due piatti da portata inglesi, molto belli e ad un ottimo prezzo, ma con una dimensione difficile da stivare. Devo capire dove posso metterli. Poi c’era un servizio da macedonia in ironstone bianco e blu, ma non aveva un decoro che mi attirasse più di tanto.

Infine, esposte su un grande armadio da farmacia – che se solo avessi il posto avrei preso anche quello… – facevano bella mostra di sè delle tazze dipinte a mano. Due, in particolare, avevano un prezzo stracciato perché senza piattino. Erano perfette anche così, sono state subito mie.

Questa è la prima. Ha una decorazione a fiori spontanei di primavera, con una doratura sul manico e sul bordo interno. La forma è cilindrica e abbastanza bassa, porcellana sottilissima, trasparente in controluce.

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Ecco altri particolari.

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I papaveri fanno da padroni su tutta la composizione decorativa. Le mie foto scattate con il telefono rendono poco l’idea ma tutti i fiori sono ottimamente eseguiti.

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La seconda tazza orfana di piattino ha una forma particolare e un decoro delicatissimo, a rose e non-ti-scordar-di-me.

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In questo caso il disegno si ripete pressoché identico intorno alla tazza.

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Le due tazze hanno la stessa firma, e si riconosce la mano di una decoratrice esperta, mi dispiace di non essere riuscita a scattare immagini di migliore qualità per darvene un’idea precisa.

Un dettaglio della prima tazza mi ha colpito più di tutti gli altri: sotto, con la firma, chi l’ha dipinta ha lasciato una rosa.

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La base di una tazza non si guarda mai. Voglio dire, io sono maniaca e spesso mi sono ritrovata a girare sottosopra una tazza per controllarne il marchio, ma una persona invitata a bere un tè non gira le tazze per osservarne questo lato nascosto.

La rosa disegnata in questa zona solitamente lontana da sguardi indiscreti mi ha fatto capire come questo oggetto sia stato amato in primis da chi l’ha dipinto. Era un gesto di gentilezza per tutti coloro che avrebbero maneggiato questo oggetto.

Forse questo è l’aspetto che più mi intriga di questi oggetti usati: continuare ad amarli, falli vivere ancora, godere di un attimo di serenità quotidiana attraverso la loro bellezza.

Oggi ripenso ad altre tazze che mi avevano colpito, dipinte dalla stessa mano aggraziata. Vorrei averle comprate tutte, ma il problema è sempre quello di dove contenerle.

Per fortuna il negozio alla domenica è chiuso, per il momento non posso fare follie.

Mi accontento di tanta bellezza e cerco un posto in tripla fila nella vetrinetta…

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Ecco le due tazze con la prima peonia del mio giardino. Spero che la pioggia e la grandine di ieri non abbiano compromesso una fioritura che quest’anno sembra ricchissima.

Buona domenica.