Una tovaglia, tre soluzioni

Lo scorso fine settimana, complice il tempo in più regalato dal ponte del 25 aprile, sono riuscita a dedicare un po’ di tempo alle tavole.

C’è una tovaglia che più di tutte associo alla primavera. Come altre un “prestito” di mia madre, è in cotone azzurro ricamato a fiori sulle sfumature di rosa. La tovaglia è rettangolare, per 10 perone, io l’ho usata sul tavolo quadrato per cui il ricamo è solo parzialmente visibile.

Ho apparechiato per il pranzo di domenica, con un menù di pesce: antipasto di crostini al salmone e poi spaghetti con le vongole. Ho scelto dei piatti blu, e dopo qualche prova, ho messo i bicchieri da acqua rosa e calici Alessi per il vino. Non è evidente dalle foto ma i calici sono particolari,  leggermente asimmetrici sul bordo.DSC_0120

Ad abbellire la tavola i fiorellini primaverili raccolti da mia figlia.

DSC_0122Ho apparecchiato con piatti diversi, spaiati, armonizzando l’insieme con i piatti da antipasto, Spode Italian Blue.

Ecco la prima soluzione. Il piatto per il rpimo in realtà è sul verde, ma mi piaceva molto comunque.

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Ecco il secondo abbinamento.

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Ed ecco l’ultimo posto a tavola, creato utilizzando uno dei piatti bianchi e blu della collezione Old Britain Castle di Wedgwood.

Quale abbinamento preferite?

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L’ultima soluzione mi ha fatto venire voglia, alla sera, di apparecchiare con i piatti Wedgwood. Il menù era mio complice: la cena prevedeva una zuppa di ceci, e così ho utilizzato le deliziose tazze da consommè.

Ho tenuto la stessa tovaglia: sono tavole solo per noi tre di famiglia, e soprattutto la tovaglia in questione non era sporca. Da qui l’idea di vedere come stava con diverse mise en place.

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Ho invece cambiato ad ogni pasto i tovaglioli: ne ho dieci, potevo strafare… In questa tavola li ho messi sul piatto, piegati a triangolo, appena davanti alla tazza da consommè.

DSC_0130E così è arrivato il lunedì; un lunedì speciale, di vacanza.

Sulla tavola con ricami rosa non potevano mancare i piatti rosa, che ritraggono anche in questo caso i castelli inglesi, ma sono prodotti da Jonson Brothers.DSC_0132Ho apparecchiato con posate vintage in Sheffield, e bicchiari bianchi.

DSC_0133Sul tavolo ho aggiunto tre candele rosa, in nuance diverse.

DSC_0135Ecco anche il piatto fondo, che ritrae il  bellissimo Catello di Windsor.

DSC_0136Avrei voluto completare la tavola con dei fiori rosa, ma è tardi per i gicinti in balcone e presto per le peonie del giardino (che quest’anno sono veramente cariche di boccioli).

Aspetto i vostri commenti sulle tre tavole, e se anche voi avete la fortuna di avere qualche giorno di vacanza, buon riposo!

 

Tavole al mare

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L’estata è scappata via velocissima, come sempre e più che mai, tra l’incanto dei giorni transcorsi con mia figlia e qualche nota tremendamente nera.

Le cene sul terrazzino della casa al mare in agosto sono state una rarità: quando mio marito era in ferie spesso mangiavamo insieme ai miei suoceri,  sul terrazzo grande, e altrettanto frequentemente siamo usciti a cena con gli amici, complice l’età della nostra piccola che quest’anno ci ha permesso di fare cose (e orari) prima impensabili.

Per la sera di inizio ferie del coniuge però, io e Giulia abbiamo organizzato un piccolo party per festeggiare l’agognato arrivo del papà. Non potevano mancare le cozze, che lui adora, e che gli abbiamo offerto come aperitivo mentre il resto della cena finiva di cucinarsi.

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Quale uso migliore per questo pesce  di ceramica blu dalla forma allungata, ricevuto per il mio compleanno e portato al mare insieme ad altre stoviglie marine, perché ormai si è sparsa la voce che mi piacciano queste cose – per la disperazione di mio marito che crede da anni di aver finito lo spazio per riporle.

Il resto della tavola poi è stato apparecchiato con facilità e con i miei amati piatti a forma di pesce di cui ho già parlato qui. Mi piacciono sempre tantissimo e mi spiace poterli usare solo al mare, ma trasportare anche i piatti dalla città al mare e viceversa sarebbe davvero impensabile.

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Quella qui sopra è la tavola di tutti i giorni, con piccole variazioni sul tema.

Forse l’ultima delle tavole dell’estate 2016, certamente l’ultima che ho fotografato,  è stata quella qui sotto: ospiti d’onore noi tre.

Nella prima foto di questo articolo, stessa tavola altra inquadratura, si intravedono in basso a destra anche i festoni di picole lampade bianche e blu che ho trovato in saldo a giugno e purtroppo non ho mai fotografato da accese, al buio: non migliorano di molto la scarsa illuminazione del terrazzo, ma aumentano certamente il fascino delle serate sul terrazzino.

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Ma tornando alla mise en place, ho utilizzato una tovaglia bianca certamente non stirata, arricchendola al centro con  uno strofinaccio da cucina, new entry dell’estate, con il quale è stato amore al primo sguardo.

I piatti verdi sono quelli del mio servizio della casa al mare, i piatti blu, piccoli e grande, altro graditissimo regalo di compleanno.

Non potendo trasferire a casa in città le stoviglie marine, mi sono accontentata di questo strofinaccio. L’inverno è lungo da far passare, e il prossimo anno per questioni di lavoro la mia permanenza a Porto San Giorgio si accorcerà di un mese (non mi lamento, per carità!). Vediamo se questi pesci blu mi aiuteranno a sopportare la nostalgia delle mie tavole al mare.

Boston clam chowder. Non di soli spaghetti vive (…) una vongola.

Ritornando con la mente al mio viaggio americano del quale ho parlato nell’ultimo post, e approfittando dell’abbondanza di vongole qui nei paraggi, mi è venuta voglia di provare a cucinare uno dei piatti che mi erano piaciuti di più tra quelli assaggiati negli States: la clam chowder, o zuppa di vongole.

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Due parole sulla nascita di questa zuppa: sembra che l’origine sia da ricercare nelle coste nord occidentali della Francia, tra Bretagna e Normandia (dove per altro ancora oggi le cozze, per esempio, vengono cucinate con il latte). Dà lì la zuppa di vongole avrebbe attraversato il canale della Manica e avrebbe addirittura accompagnato i coloni inglesi oltreoceano. Non è difficile credere che qualcosa di simile dovesse essere veramente preparato sulle navi dei Padri Pellegrini: patate; carne di maiale stagionata, salata e pepata per essere conservata;  pesce; erano ingredienti che non potevano mancare in cambusa.

Così la zuppa di vongole si diffuse nel New England, tanto da essere chiamata ancora oggi New England o Boston (la prima città fondata dai Padri Pellegrini) clam chowder.

Io l’ho mangiata la prima volta a Orange County, in un ristorantino sulla spiaggia a Laguna Beach e poi ancora al Pier 39 di San Francisco, dove viene servita in una pagnotta scavata che fa insieme da piatto e da pane.

L’ho preparata per accogliere mia sorella che è venuta a trovarmi qualche giorno al mare.

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In internet trovate ricette dovunque, io l’ho preparata così, e in due versioni perché mia sorella non può mangiare latte né derivati e non gradisce la cipolla.

Prima versione: Lavare e far spurgare le vongole in acqua salata. Cuocerle coperte, a fuoco vivace, finché non si aprono, in un filo di olio. Bagnare con mezzo bicchiere di vino bianco.

Tagliare delle patate a tocchetti, metterle in padella con un fondo di olio, speck o pancetta  (bacon!) a pezzettini, cipolla di tropea e sedano, e far cuocere lentamente, aggiungendo acqua o brodo vegetale leggero quando si asciugano. Ho cotto gli ingredienti tutti insieme.

Nel frattempo, quando le vongole si saranno aperte, vanno sgusciate tutte (ne ho ttenute alcune non sgusciate per decorare), il liquido rilasciato dai molluschi va filtrato e tenuto da parte.

Quando le patate sono morbide, si aggiunge un po’ di latte o panna liquida (io ho aggiunto il latte), e si frulla tutto. Il mix, che dovrebbe risultare molto denso, va allungato con il liquido delle vongole e all’occorenza con altro brodo vegetale. La zuppa in ogni caso non deve essere liquida ma avere una consistenza cremosa. Aggiungere le vongole e servire.

Seconda versione: identica, ma senza latte né cipolla. La versione con il latte risulta più delicata. Non ho aggiunto sale perché entrambe le versioni non ne avevano bisogno (tra liquido delle vongole e speck il sodio non mancava).

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Ecco il nostro tavolo sul terrazzino, al tramonto. Nei paitti fatti a stella marina ho servito dei crostini di pane da servire con la clam chowder.

A noi è piaciuta, ammesso che le vongole mi piacciono sempre e tantissimo. Voi l’avete mai assaggiata?

Servizi segreti e tazze da consommè

Quasi un anno fa, diciamo verso la fine dell’inverno scorso, dopo aver trovato ad un prezo stracciato dei bellissimi piatti inglesi bianchi e blu, che sognavo da tempo (potete leggere la storia completa qui), ho cercato in internet i piatti piani corrispondenti.

Seguendo le dirtte dell’esperta Donna Bianca padrona di casa di questo blog, sono approdata su eBay.de, la versione tedesca del noto sito, e ho trovato un lotto che comprendeva proprio sei piatti piani della produzione Royal Homes of Britain, di Enoch Wedgwood, un’insalatiera e, udite udite, tre tazze da consommè, altro sogno che covavo da tempo (ne ho scritto a proposito, o sproposito, qui).

Il prezzo, se non conveniente, era quantomeno interessante, e dopo qualche giorno di indecisione ho ceduto, decidendo da subito due condizioni attenuanti dell’ennesiomo acquisto di pottery: per un po’ non avrei ceduto alla tentazione di cercare altri pezzi dello stesso servizio, né di altri; avrei aspettato fino al successivo Natale per aprire il pacco, senza parlarne a nessuno.

Una volta arrivato il pacco, l’ho aperto subito per verificare che non ci fossero errori o pezzi rotti: all’interno tutto era stato imballato con teutonica meticolosità, ed ogni pezzo era integro e bellissimo. Soprattutto le “suppentasse”, solo tre, è vero, ma perfette per le cenette della nostra piccola famiglia. Ho poi richiuso tutto, sistemato il grosso pacco in cantina, aspettato tantissimo tempo, e la sera di Santa Lucia ho portato sotto l’albero il mio dono, reso ancora più speciale dopo la lunga attesa.

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Questa è la foto che ho pubblicato sulla pagina Facebook del blog, che mostrava il cartone svuotato del suo prezioso contenuto ma ancora pieno di tutti gli imballaggi.

Mio marito è rimasto perplesso, e solo dopo le necessarie rassicurazioni del tipo : “So già dove metterli”, è riuscito ad apprezzare la mia attesa paziente, fatto davvero eccezionale per chi scrive.

Comunque, la sera di Capodanno ho deciso di inaugurare i nuovi arrivati nella versione “per tre”.

Eravamo solo noi, dopo i bagordi della sera prima (compio gli anni il 30 dicembre e negli ultimi anni sto sempre invitando un po’ di amici a cena da noi per festeggiare), e le tazze da consommè sono state destinate non ad una zuppa bensì ad accogliere le tradizionali lenticchie.

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Le foto sono un po’ buie, ma volevo rendere l’effetto soffuso della serata.

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Questo è il posto della piccola Giulia, senza coltello e con posate preziose ma ridimensionate, e stessa cosa per i bicchieri: un piccolo bicchiere da amaro e un calice da liquore per le “bollicine”, l’acqua frizzante che le abbiamo dato per il nostro brindisi, semplicemente anticipato al momento del dolce.

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Con questa tavola di fine 2015 scrivo il primo articolo del 2016.

Nel frattempo anche la prima condizione dettata al momento dell’acquisto è stata soddisfatta e non ho comprato altre cose, ma chissà, forse Santa Lucia si accorgerà di quanto sono stata brava e mi farà trovare qualcos’altro sotto l’albero…

 

Ricordi d’estate: tavole al mare.

Nell’ultimo periodo sono stata sopraffatta dalla quotidinaità e ho, a malincuore, trascurato parecchio questo blog. Tant’è vero che alcune foto di tavole estive, apparecchiate e godute in ottima compagnia tra luglio e agosto, sono rimaste indietro nonostante contassi di proporvele a fine estate, appena tornata dopo la lunga pausa nelle Marche.

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La prima è uan tavola che ho apparecchiato per me e mia sorella, che era venuta a trovarci qualche giorno.

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Tavolo apparecchiato per due con runner e tovaglioli azzurri, piatti con doppio filo blu e piattino unico per grissini e cracker.

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Avevo aromatizzato l’acqua con il limone. La bottiglia è quella del latte di cui vi avevo già parlato.

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Quella qui sopra è la foto del tavolo pronto per mia figlia: apparecchio anche per lei con stoviglie normali (ossia speciali…). Il menù del giorno era pasta e ceci, e ho sfruttato questo veccho servizio che abbiamo trovato qualche anno fa, svuotando la soffitta in cui mia suocera ha creato la casetta al mare per noi.

A me e a mio marito questo servizio un po’ anni settanta piaceva molto, e anche se incompleto di tutti i pezzi (si riesce ad apparecchiare per cinque) abbiamo deciso di tenerlo. Sì, per una volta anche Giacomo era d’accordo sull’acquisizione di nuovi piatti, e non potevo perdere l’occasione!

Il cucchiaio invece è in Sheffield ed è stato un acquisto fortunato in un negozio di antichità inglesi a Parma, che purtroppo non ha sito internet. Mi piace molto, e ha anche l’altra faccia decorata con il retro del fiore che vedete davanti.

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L’ultima tavola invece è stata apparecchiata per una cena organizzata a casa all’ultimo momento. Dirò la verità, uno dei miei ristoranti preferiti di Porto San Giorgio offre ai propri clienti la possibilità di preparare alcune cose da portare a casa. Visto il poco preavviso, ho improvvisato una cena di pesce con (ottimo) cibo da asporto.

Inevitabili quindi i miei amati piatti fatti a forma di pesce. La tovaglia l’ho sempre usata a casa in città, quest’estate l’ho portata al mare pensando alle tavole in terrazza e alla fine l’ho lasciata lì, sembrava fatta apposta per pranzi e cene all’aperto.

Soprattutto si è rivelata ideale per i pranzi, quando il sole è a picco sul terrazzo e una tovaglia bianca sarebbe abbacinante, mentre questa con colori chiari ma non bianca viene ravvivata dalla luce del sole senza rifletterla eccessivamente. Nella foto è molto stropicciata perché non era stirata, e anche così non mi dispiace.

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Per questa cena avevo pensato come centrotavola questa lanterna, che poi è stata accesa, con qualche conchiglia intorno.

E così, per pagare pegno di non aver pubblicato prima queste foto, mi tocca farlo oggi, che fra pioggia nebbia e freddo non si sa cosa sia peggio e le tavole d’estate mi sembrano un miraggio lontano.

Buon week end!

Apparecchiare con i piatti spaiati. Piccola guida.

Come forse qualcuno di voi inizierà a sospettare adoro curiosare tra i banchi di rigattieri e antiquari per tornare a casa con piccoli tesori. Spesso mi lascio incantare dal pezzo unico e dal prezzo popolare, e ormai ho una piccola collezione di tazze da tè, ma anche di piatti, che hanno al massimo uno o due esemplari uguali nella credenza, ma certo non possono definirsi un servizio.

Sarà l’esigenza di utilizzare questi pezzi di stili, provenienza ed epoche diverse, sarà che vedo ovunque proporre tavole stupende apparecchiate con servizi mix and match, sarà che mi piace la sfida di creare tavole sempre nuove, ultimamente mi è presa la mania dell’apparecchiare spaiato.

Andiamo per gradi, di spaiato e di difficoltà. Una delle prime possibilità che abbiamo, e che io ho spesso sfruttato, è quella di abbinare piatti da portata di un servizio ad un diverso servizio di piatti. In un paio di casi avevo comprato solo piatti da portata di una collezione e non i piatti, e viceversa: abbino piatti da portata di qualsiasi tipo con un servizio di piatti color avorio, e fin qui tutto è semplice.

Un’altra soluzione facile è quella di utilizzare un servizio tinta unita come base, e variare con pezzi completamente differenti su una tipologia di piatto (piatto da dolce, piatto piano).

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O ancora è possibile alternare pezzi di servizi diversi, uno per ogni tipologia di piatto. O di utilizzare un servizio omogeneo di base, al quale aggiungere solo i piatti da dolce, per esempio, di un servizio diverso.

Un’opzione che vi viene incontro anche nel caso in cui dobbiate mettere a tavola un numero di persone superiore al numero dei piatti di un singolo servizio, può essere quella di formare una “scacchiera” alternando i piatti di due servizi diversi. Due servizi in tinta unita, di colori che stiano bene accostati, semplificano molto la vita.

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La questione si complica sensibilmente se avete voglia di osare con tutti, o quasi, piatti diversi. Intanto bisogna averli a disposizione, e se come me avete accumulato un certo numero di piatti vintage belli e strani, sperimentate e fatemi sapere come va.

Le poche regole che finora sono riuscita ad estrapolare dopo aver passato in rassegna infinite immagini di tavole, bellissime, trovate in internet, sono queste.

Si può scegliere un colore dominante, come il blu

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o il verde, e abbinare piatti di quel colore. Per avere una quantità adeguata di pezzi, cercate di concentrarvi su un solo colore quando acquistate.

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Oppure si possono scegliere piatti che abbiano una decorazione uniforme o per tipologia di pattern, come questi che hanno una decorazione circolare sul bordo

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Crediti fotografici: Enjoy coffee and more.

o per tipologia di soggetto, come le rose in quest’altra immagine.

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Crediti fotografici: Enjoy coffee and more.

Nel casofortunato di questa immagine, il color Tiffany del bordo dei piatti, il soggetto floreale e il pattern decorativo complementare di due servizi diversi, rendono l’abbinamento una gioia per gli occhi.

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Crediti fotografici: Enjoy coffee and more.

Le occasioni più adatte per una mise en place di questo tipo sono ovviamente le più informali. Un tè e una fetta di torta tra amiche, un buffet, magari in giardino, come raccontavo nell’ultimo post.

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Adesso ho voglia di provare ad allestire così una tavola più strutturata. In autunno, una volta rientrata in città, metterò insieme i pezzi nuovi acquistati durante l’estate con quelli che già avevo in casa. Vediamo che cosa ne uscirà.

Del resto negli Stati Uniti con lo spaiato allestiscono anche tavoli in occasioni formali come i matrimoni. Il risultato, probabilmente assicurato dall’esperienza di professionisti del settore, è sorprendentemente raffinato. E anche in Italia sono sempre più diffusi i rivenditori di porcellane vintage che, come Chiara di Enjoy coffee and more, noleggiano i pezzi per eventi di questo tipo.

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Ovviamente l’esperimento può funzionare anche con posate e bicchieri. Per i bicchieri il risultato finale rimane armonico solo se si adoperano bicchieri identici per la tipologia d’uso. Un solo tipo di bicchiere per l’acqua, un altro omogeneo per il vino, un diverso servizio di flute e così via.

Se i piatti sono tutti diversi, meglio apparecchiare con bicchieri uguali, perché l’effetto mix and match rimanga voluto e non risulti imposto, magari dalla mancanza di pezzi. Per le posate invece, mi sembra si possa osare di più, forse perché banalmente saltano meno all’occhio.

Chi ha voglia di sperimentare?

Le foto, tranne quelle gentilmente concesse da Chiara, sono state prese dalla mia nuova bacheca Pinterest.

Una tavola vista mare. Per due.

La casetta al mare di cui se passate di qui avrete già sentito parlare, ha un terrazzo bellissimo da cui, di scorcio tra i palazzi in prima fila sul lungo mare, si vede anche il mare. Quando non c’è troppo vento, o stranamente troppo caldo come oggi, pranzare o cenare fuori è bellissimo.

L’ultimo fine settimana, un giorno la piccola ci ha fatto la grazia di addormentarsi subito dopo il suo pranzo e ci ha regalato un pranzo a due molto tranquillo. Con i miei piatti a forma di pesce su cui potete leggere di più qui, ho apparecchiato in terrazza.

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Runner e tovaglioli sono di Blanc Mariclò, di una tonalità di azzurro che mi piace molto. Per l’acqua uso una vecchia bottiglia del latte, qui a Porto San Giorgio fino a due anni fa trovavo il latte fresco in vetro e mi piaceva tantissimo. Avevo tenuto un paio di bottiglie da usare per l’acqua, ma proprio solo due pensando di ritrovarlo ogni estate, invece l’anno scorso non si trovava più e questa è l’ultima bottiglia superstite. Ma se volete copiare l’idea una bottiglia della passata di pomodoro andrà benissimo. O se volete delle bottiglie particolarmente belle Chiara l’antiquaria di Modena ne ha sempre tante.

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Ho decorato la tavola con i pesciolini magnetici di un gioco dell’ignara piccola addormentata. I colori si sposano alla perfezione con quelli dei piatti e della tovaglietta. Il piattino che qui vedete vuoto, è invece per appoggiarci la bottiglia dell’olio.

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Stanca di avere macchie di unto e di vino rosso sgocciolate dalle bottiglie sulle mie tovaglie, ho adottato questa soluzione con piattini spaiati che si comprano a cifre irrisorie ai mercatini. Questo, con un po’ di blu sta bene anche sulla tavola del mare.

Che ne dite? Arrivederci alla prossima tavola!

Rose e tavola in rosa, per la festa della mamma

Oggi per la festa della mamma è  venuta a pranzo la mia supermamma. Ho apparecchiato in modo come al solito molto semplice ma curato. Abbiamo mangiato in sala grazie al tavolo Norden di Ikea che oggi ho aperto solo a metà (ne parlavo qui) e che di solito sta chiuso dietro alla porta della stanza.

Sul tavolo ho messo una tovaglia bianca e sopra la tovaglietta da tè di mia mamma, perfetta per il tavolo quando ha queste misure!

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Per scegliere piatti e bicchieri, mi sono lasciata ispirare dalla tonalità delle rose comprate ieri. Insomma l’occasione perfetta per tirare fuori i miei piatti inglesi di cui ho già parlato qui, scegliendo quelli rosati.

I bicchieri li ho comprati molti anni fa a Siviglia, mi hanno colpita subito  per il colore e la forma particolare e avevano un prezzo così basso (il negozio svendeva tutto per imminente chiusura) che non era nemmeno servito pensare per comprarli.

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Ma la grande novità della giornata erano le posate che ho comprato, alcune ieri alcune tempo fa, da Chiara, antiquaria e autrice di Enjoy coffee and more.

Ieri, tra le altre cose, ho comprato le forchette uguali ad un set di coltelli, cucchiaini e forchettine da dolce che avevo già preso (allora non avevo trovato le forchette da pasto), e anche le forchette da pesce che non erano nei miei piani ma sono state un colpo di fulmine.

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Ecco forchetta e coltello vicini. Ed ecco la decorazione delle forchette da pesce, davanti e dietro. Vi piacciono?

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A me piacciono anche accostate all’altro servizio, non mi dispiace affatto apparecchiare con posate spaiate purchè siano belle e in armonia tra di loro.

Il menù di oggi prevedeva pasta al pesto fatto in casa con il basilico del balcone e di secondo un’isalata di polipo, comprato ieri pomeriggio al volo per mettere in tavola qualche pesce che giustificasse l’uso delle posate nuove.

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Io sono soddisfatta del risultato. Per fare le foto ho tolto i tovaglioli, che erano sul piatto, per lasciarvi ammirare  il bucolico panorama del castello di Windsor. E dopo ho aggiunto anche i bicchieri da vino, perché la giornata meritava senz’altro brindisi.

A noi mamme!

Nei prossimi giorni tempo permettendo vi farò vedere gli altri acquisti fatti nello show room di Chiara. Ultimamente sto pubblicando pochissimo, ma ogni giorno succede qualcosa e il blog purtroppo è in coda a tutto.

Una tavola particolare: quando le stoviglie impongono il menù

Un paio di settimane fa io e Giulia siamo state colpite da una coda di influenza con febbre alta, e ci siamo rifugiate a casa dei miei per avere un po’ di aiuto.

Passati i primi deliranti giorni mi è venuta voglia di apparecchiare in maniera un po’ insolita, utilizzando stoviglie che di solito rimangono nella cristalliera per ragioni diverse – ed è un vero peccato.

Le foto sono state fatte con il telefono e quindi sono ancora peggio del solito.

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Ho scelto dei piatti dipinti da me una vita fa. Ho iniziato a decorare la ceramica ad un corso proposto dalla mia scuola al pomeriggio, alle elementari. Poi ho proseguito con lezioni private fino all’inizio del liceo, quando ho smesso perché nel frattempo il mio interesse per queste cose era (temporaneamente, posso dire oggi) scemato.

Mi dava lezioni una signora oggi ultranovantenne alla quale sono rimasta molto affezionata. Si tratta di una contessa, moglie di un generale dell’Aeronautica mancato ormai parecchi anni fa, che aveva volato su trabiccoli poco più resistenti degli aeroplanini di carta, ragione per cui ho sempre nutrito per lui un enorme rispetto e un certo timore reverenziale.

Una volta mi aveva chiesto come andavano le mie lezioni di decorazione, io gli avevo risposto che purtroppo facevo ancora molti errori, e lui con un sorriso aveva aggiunto soltanto: «Bisogna perseverare».

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Questa frase negli anni me la sono ripetuta molte volte, quando la sfida del momento mi sembrava troppo grande per me, e magari i risultati non arrivavano al primo tentativo nè al secondo.

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Ma tornando ai piatti delle foto, erano stati pensati per essere appesi, sono sei piatti e uno più grande, decorati con il disegno de La Vecchia Lodi. In realtà non sono mai stati appesi e sono rimasti a casa dei miei genitori, insieme a tutte le cose che avevo dipinto.

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Li ho messi a tavola per un menù con piatto unico (quinoa e verdure), pensato per questo servizio che ha fisicamente un solo piatto, e devo dire che non vedo l’ora di rifarlo perché sono bellissimi.

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Prima dei piatti avevo scelto una delle bellissime tovaglie ricamate di mia mamma, tovaglia che poi ho preso in prestito come ho fatto per la tovaglia da tè, e adesso è a casa mia in attesa di una cena speciale.

Infine, i bicchieri, bellissimi, sono parte di un servizio di famiglia, che purtroppo è stato diviso e mia madre ha quattro pezzi per ogni tipo di bicchiere, una caraffa e una bottiglia. A tavola ho messo solo bicchieri per l’acqua e il vino, quelli che avremmo effettivamente usato, ma il servizio ne prevedeva molte tipologie, tra cui bellissime coppe da champagne, super chic, che hanno come unico difetto quello di essere  solo quattro.

Insomma il servizio è stato smembrato con criteri che oggi non avrebbe senso seguire: tutti hanno avuto un numero limitato di tutti i pezzi disponibili, perché qualche decennio fa non si sarebbe immaginato di poter apparecchiare spaiato, mentre oggi riesce difficile utilizzare questi bicchieri così preziosi solo per quattro persone, e sarebbe più facile utilizzare questi pezzi se ci fossero soltanto 12 bicchieri da acqua e da vino, o 12 bicchieri da amaro o 12 coppe da champagne, accostandole ad altri calici per le altre tipologie di bicchieri.

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Ecco la mia tavola speciale per un giorno normale. Sono felice di essere riuscita a utilizzare queste stoviglie preziose, che per numero (di bicchieri) e tipologia (di piatti) imponevano un pranzo intimo e veloce.

Ps: Simplicitas blog è su Instagram! 

Il tè delle ragazze

L’ultima volta che mia sorella è venuta a trovarmi, ho aparecchiato la tavola del pranzo con i miei piatti inglesi bianchi e rossi, ma per farla sentire una vera principessa al pomeriggio ho apparecchiato una tavola per il tè pensando al film di Sofia Coppola su Maria Antonietta. Di quel film ho adorato i costumi, i colori e l’atmosfera girly che racconta, almeno in alcune scene.

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Ho apparecchiato con due runner rosa un po’ sovrapposti per creare movimento e spezzare una composizione troppo rigida.

Ho usato delle tazze bellissime, comprate da Chiara di Enjoy coffee and more. Sono edoardiane, dei primi del Novecento, completamente dipinte a mano. Le adoro!

Poi ho preparato un tè che avevo scelto, ve lo confesso, solo per la confezione rosa. La miscela all’interno contiene petali di rosa, ed il sapore è gradevolissimo. Non avevo mai provato questa marca di tè, non proprio a buon mercato, ma mi è piaciuto molto e ne basta pochissimo perché il risultato risulti intenso.

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Mia sorella aveva portato dei biscotti fatti da lei, a froma di cuore, molto belli da vedere oltre che buoni. Li ho messi in questo porta dolci di vetro.

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Tocco finale la marmellata di lamponi che ho comprato in montagna, dal colore super invitante, da spalmare sul pane.

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Ed ecco il tè delle ragazze!

Potete vedere altre foto delle mie tazze sul blog di Chiara, qui. Le avevo al mare la scorsa estate, e mi ero preparata un tè alla menta molto rinfrescante.