Un tè con Elisabetta II a Parma

Ha inaugurato ieri al Museo Glauco Lombardi di Parma la mostra “Un tè con Elisabetta II” che espone la collezione di Marina Minelli dedicata alle commemorative potteries dedicate alla famiglia reale inglese.

Marina Minelli, storica, giornalista e autrice del blog Altezza Reale è probabilmente la maggiore esperta italiana di famiglie reali (presenti e passate). La sua passione per il mondo royal si accompagna ad un altro grande interesse, che ci accomuna: quello per le ceramiche inglesi.

Unendo le due passioni di Marina si incontra una produzione inglese del tutto particolare, quella appunto delle commemorative potteries, che altro non sono se non memorabilia celebrative degli eventi più salienti della monarchia britannica (nascite, matrimoni, incoronazioni, anniversari). Questi oggetti, molto apprezzati nel Regno Unito, spesso sono dedicati al rito quotidiano britannico per eccellenza, il tè, dando vita ad una vasta produzione di tazze, mg, teiere, zuccheriere, eccetera.

In pochi anni Marina ha raccolto una collezione di tutto rispetto, con pezzi che partono dalla seconda metà del periodo Vittoriano ed arrivanoad oggi.

Ieri ho avutpo il piacere grandissimo di partecipare alla visita guidata della mostra, tenuta proprio dalla collezionista, insieme allla direttrice del museo, Francesca Sandrini. L’esposizione è ricca, ispirata e piena di oggetti che raccontano, insieme alla storia della Royal Family, anche l’evoluzione dei costumi nei confronti del tè come rito e soprattutto nel modo in cui i britannici percepiscono la monarchia.

Allestimenti curati nel dettaglio e alcune didascalie esplicative completano il percorso di visita. Aggiungo due parole sul Glauco Lombardi prima di lasciarvi ad alcune immagini scattate ieri. Il museo raccoglie la più importante collezione dedicata a Maria Luigiad’Austria, Imperatrice dei frnacesi come seconda moglie di Napoleone Bonaparte, e poi amatissima Duchessa di Parma e Piacenza dopo il Congresso di Vienna. Il museo è interesante per molti aspetti, è una raccolta eclettica e vivace, restituisce un ritratto davvero molto umano della Duchessa, che nelle terre italiane che ha aministrato è ancora ricordata con affetto per il suo governo moderato e a tratti “illuminato”.

In poche parole: Parma è una città bellissima, alla quale sono molto legata per questioni biografiche, e questa è la stagione dell’anno in cui la città è più bella che mai. Vale certamente la pena di passarci un fine settimana, e dedicare tempo alla visita del museo e della collezione di Marina Minelli.

Ecco qualche immagine dei pezzi che più mi hanno colpita.

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La vetrinetta con i pezzi più antichi. La tazza bianca e blu sulla destra è divina.

20170429_150717-e1493554809608.jpgPer i produttori di ceramiche inglesi l’abdicazione di Edoardo VIII fu un grave colpo: la notizia arrivò quando molti oggetti erano già stati ultimati, e all’improvviso diventarono invendibili. Si rimediò sostituendo il ritratto del nuovo re Giorgio VI con la regina Elizabeth, mantenendo invariato l’impianto decorativo studiato per il fratello. Qui due mug opera di Laura Knight, con Edoardo VIII e con Giorgio VI.

20170429_150835Il programma dell’incoronazione di Giurgio VI (in mostra trovate anche quello dell’incoronazione della figlia e attuale sovrana Elisabetta II), un documento molto raro.

20170429_142734E infine due degli allestimenti proposti. Ho fotografato quelli in bianco e blu perché come sapete sono i colori che prediligo.

20170429_142753Le informazioni sulla mostra:

Un tè con Elisabetta, Museo Glauco Lombardi

Palazzo di Riserva – Strada G. Garibaldi, 15

Orari del museo
da martedì a sabato: 9.30 – 16.00
domenica e festivi: 9.30 – 19.00
lunedì 1 maggio apertura straordinaria

Visite guidate alla mostra, curate dalla collezionista:

sabato 29 aprile ore 14 e 30
domenica 30 aprile ore 10 e 30 e ore 17

sabato 20 maggio ore 10 e 30
domenica 21 maggio ore 11 e ore 16

sabato 10 giugno ore 10 e 30
domenica 11 giugno ore 11 e ore 16

Una conferenza/lezione dal titolo “Il rito dell’afternoon tea dalla regina Vittoria a Elisabetta II” è prevista sabato 20 maggio alle ore 15 e 30. L’ingresso alla mostra è gratuito.

 

4 luglio e ricordi di un’estate americana

Al mattino qui al mare, quando non c’è mio marito a rivoluzionare piacevolmente le nostre giornate, io e Giulia siamo molto mattiniere: è lei a svegliarmi intorno alle sette, e dopo una colazione sul terrazzino ci infiliamo i costumi e via in spiaggia. Al mattino presto ci sono, proprio di fronte a casa nostra, i pescatori che puliscono le reti appena ritirate dal mare.

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Per noi è una grande gioia intanto perché possiamo rifornirci di pesce freschissimo e di stagione semplicemente attraversando la strada, scoprendo anche la naturale stagionalità dei pesci, aspetto per me sconosciuto finché non ho iniziato a passare qui le estati in pianta stabile. Così ho imparato che a giugno abbondano le seppie, in luglio si pescano molte sogliole a meno che di notte non passino i delfini che ne vanno ghiotti, per tutta l’estate si trovano le cicale di mare (qui le chiamano panocchie, canocchie altrove) perfette da buttare in padella con il pomodoro fresco per un sugo rapidissimo e delizioso, a fine agosto sarà la volta del rombo, che io metto in forno con patate, olio e rosmarino (l’ho fatto servire così anche al nostro matrimonio).

La seconda ragione per cui il disbrigo delle reti è interessante (più per Giulia che per me) è questa: i pesci troppo piccoli per essere venduti vengono gettati in pasto ad una colonia di gabbiani che conosce bene gli orari dei pescatori e ogni mattina aspetta inquieta. I pescatori lasciano prendere i pesciolini ai bambini perché li diano loro ai gabbiani, cosa che rende tutti molto felici.

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Su Instagram stamattina ho pubblicato proprio due foto relative a questo momento della nostra giornata. Mentre vedevo tirar fuori dalle reti un grosso granchio, pensando ai polposi crostacei che si mangiano su una sponda e sull’altra dell’Atlantico, mi è venuto in mente che oggi gli Stati Uniti celebrano la loro festa nazionale.

L’estate di undici anni fa , con una borsa di studio dell’Università di Parma partivo per un’esperienza negli States che rimarrà per sempre tra i miei ricordi di viaggio più belli.

Sono partita insieme ad altri tre studenti di altre facoltà della mia università, vincitori come me della borsa di studio: un economo, un giovanissimo studente di ingegneria pugliese, generosissimo cuoco che a suon di home baked pizza ci ha permesso di non sentire troppo la nostalgia dei sapori di casa e una biologa mia omonima. Avevamo deciso di allungare l’esperienza americana partendo prima e tornando dopo l’inizio e la fine del corso che avremmo dovuto frequentare.

Dopo adeguati preparativi, il viaggio era stato sapientemente arricchito secondo questo programma: arrivo a New York ed esplorazione della città. Volo interno per Chicago dove saremmo andati a trovare la mia amica Francesca, italiana che lavorava negli States. Volo interno per Las Vegas, noleggio macchina per un breve (distanze americane) viaggio che ci avrebbe portato alla scoperta del Grand Canyon National Park e che aveva la nostra meta ufficiale, Los Angeles, come arrivo. Volo di rientro prenotato da San Francisco dove, ospiti di un’altra mia amica, americana in questo caso, la deliziosa Katie, avremmo respirato gli ultimo giorni di vita americana prima del rientro in Italia. Partenza a fine giugno, ritorno a fine agosto.

Eravamo a Chicago i primi giorni di luglio. La città è meravigliosa e se avete in programma un viaggio negli USA includetela senza ripensamenti tra le vostre mete. Con la insostituibile guida di Francesca e delle sue amiche l’abbiamo indagata senza sosta, dalle spiagge cittadine del lago Michigan all’altissimo belvedere della Sears (oggi Willis) Tower, dall’enorme e meraviglioso acquario all’Art Institute con la sua preziosa collezione.

Il 4 luglio eravamo lì. Abbiamo passato il pomeriggio in spiaggia, tra sole e musica, per poi trasferirci al vicino Millenium Park per assistere ad un concerto di Moby.

Calata la sera, al Navy Pier si poteva assistere allo spettacolo straordinario dei fuochi d’artificio che raddoppiano nel lago, mentre una banda della Marina militare eseguiva l’inno americano ed altre musiche patriotiche.

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La città era in festa, la Nazione (cioè l’insieme dei singoli Stati) era in festa; nei giardini si grigliava; negli abiti, sulle case, ovunque trionfavano i colori della bandiera amercana, e si respirava un’atmosfera di gioia condivisa e unificatrice di un Paese che certo ha infinite fratture e problemi sociali cronici, ma che per un giorno, anche soltanto uno, sa essere  veramente unito.

Ho sentito fortissimamente la mancanza di una giornata così sentita in Italia, dove le feste nazionali sono sempre e solo di una parte, non c’è ricorrenza che tenga, e il massimo dell’unisono di intenti si raggiunge per le partite di calcio della Nazionale (forse è anche l’unica occasione alla quale gli italiani collegano l’inno di Mameli, e questo la dice lunga su molte cose).

Buon 4 luglio a chi festeggia oggi. Io ricorderò sempre con piacere quell’estate americana,  il calore e i colori di quella festa nazionale.

Rimedio alla mancanza di foto mie, che non ho qui, con un’immagine dei fuochi del 4 luglio a Chicago, tratta da Pinterest.

La nostra vacanza in Umbria. Parte terza.

Guardo e riguardo le foto, è difficile sceglierle. Non siamo fotografi eccezionali ma eccezionali nelle foto del nostro viaggio sono stati i soggetti, che di paesaggio o di arte si trattasse.

Il terzo giorno in Umbria siamo stati a Orvieto, forse anche per la vicinanza con Roma unica meta di viaggi massivi tra le tappe della nostra vacanza. Un Duomo degno della sua fama aspettava noi insieme a molti altri turisti.

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Nella mia vita lavorativa mi sono occupata con grande entusiasmo di didattica dell’arte, ma due anni sono veramente pochi per una lezione di iconografia, e Giulia deve essersi annoiata parecchio mentre io cercavo di raccontarle qualcosa. Inutile dire che non sarei più andata via.

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Orvieto è ricca di negozietti che hanno attratto la mia attenzione, tra antiquari, negozi di ceramiche artigianali, di tessuti e altre amenità. Mi ero ripromessa di tenere lo shopping per la seconda metà della vacanza, e ad Orvieto ho voluto con poco anticipo aprire le danze.

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Peccato che fatte le visite della mattina e una sosta pranzo obbligatoria più per la piccola che per noi,  i negozi fossero chiusi, contrariamente alle mie aspettative.

La temperatura continuava a salire, e dopo aver cercato rifugio in uno dei profondi pozzi presenti in città, abbiamo deciso di tornare alla piscina che ci aspettava al Casale San Bartolomeo.

Sono riuscita soltanto ad acquistare un paio di oggetti in legno di ulivo da Patris, una vera bottega artigianale dove un gigante buono lavora l’ulivo e lo rende perfetto nelle sue creazioni.

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Il giorno dopo ci attendevano altre mete ricche di fascino, Todi per prima.

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Ci ha colpiti più di tutto la chiesa francescana di San Fortunato, maestosa all’interno e con una spettacolare scalinata giardino ai suoi pedi.

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Nel pomeriggio siamo arrivati a Spello. Quanto Spello sia fantastica posso solo accennarlo a parole perché io e Giacomo al nostro primo viaggio dopo un’eternità ci siamo dimenticati di ricaricare la batteria della macchina fotografica e non siamo riusciti, né a Todi né a Spello, a trovarne un’altra.

Mura romane intatte, porte della città incredibilmente belle – la porta principale, a tre fornici e ornata da statue di età augustea, ha una torre altissima sulla cui cima cresce un ulivo secolare – templi diventati chiese, una cappella gioiello affrescata sontuosamente da Pinturicchio, e vicoli, vicoli a non finire, in cui perdersi ammirando terrazzi e cortili fioriti, perché a Spello ogni anno viene premiata la più bella “casa fiorita”, e le case espongono con orgoglio sui muri esterni le targhe di ceramica trofei della premiazione.

Mentre io impazzivo di gioia e di «proprio adesso dovevamo rimanere senza poter fare foto?», e avevo già addocchiato un negozio di stupendi tessuti a lavorazione artigianale, le cose iniziavano a mettersi male.

Giulia ha iniziato a piangere, ci siamo accorti che la fronte le scottava, e abbiamo subito raggiunto Assisi dove saremmo dovuti arrivare in serata. Aveva la febbre altissima, e io e Giacomo abbiamo deciso che non era il caso di tenerla in giro, ma neanche in hotel, con 39 di febbre e un caldo terribile fuori, e il giorno dopo siamo rientrati.

Giulia ha avuto una tonsillite che poi come al solito è passata a me, ma pazienza, e dopo qualvhe giorno si è ripresa. Io avevo in mente di visitare una bellissima coltivazione di lavanda poco distante di Assisi, passare a Deruta, per le ceramiche, a Montefalco, per i tessuti, e poi a Gubbio e a Città di Castello, ma il nostro viaggio seppur dimezzato non poteva essere più bello di come è stato.

Queste sono due foto che ho scattato alla Basilica Superiore al tramonto, quando dopo la prima tachipirina la febbre era scesa, Giulia dormiva, la batteria della Nikon si era ricaricata,  e sono uscita dall’hotel per fare due passi e procacciarci un picnic da consumare in stanza.

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A sopresa anche il picnic sul letto con prosciutto e vino umbri e Giulia che si era svegliata con un certo appetito nonostante tutto, è stato meraviglioso.

Torneremo altre volte, ad Assisi ed in Umbria. Intanto ho prenotato un fine settimana a Città di Castello in settembre, per assistere al concerto di chiusura del Festival delle Nazioni e per fare una full immersion di Alberto Burri. Poi si vedrà.

Volevo essere certa di poter viaggiare anche con Giulia, e l’esperimento è riuscito. Sono felice così.

Per le puntate precedenti: qui e qui.

La nostra vacanza in Umbria. Parte seconda.

Se vi siete persi la prima parte del nostro viaggio potete recuperarla qui.

Il secondo giorno di viaggio ci siamo tuffati alla scoperta dell’elegante Spoleto. Seguendo il consiglio dei nostri albergatori – suggerimento ottimo, soprattutto se avete figli piccoli al seguito – abbiamo utilizzato il tapis roulant che porta fino in cima alla città, alla Rocca Albornoziana, e da lì siamo scesi a piedi.

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Certamente Spoleto merita ben più tempo di quello che le abbiamo dedicato noi, ma il nostro viaggio era un primo esperimento per capire come e quanto nostra figlia di due anni e un viaggio itinerante fossero conciliabili, e devo dire l’esperimento è ben riuscito. Ovviamente abbiamo sempre cercato di visitare luoghi che potessero interessarla senza farle perdere la pazienza, quindi ahimè niente musei ma l’Umbria è talmente ricca di strade e chiese e piazze e vicoli spettacolari che quasi no ne ho sentito la mancanza.

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Dopo un giro alla rocca, dalla quale si gode di un panorama stupendo sulla città e sulla curatissima campagna circostante, siamo scesi verso Piazza del Duomo, meravigliosa e perfetta nell’equilibrio raggiunto dallo stratificarsi durante i secoli di architetture diverse. In Piazza stavano allestendo il palco per il Festival dei due Mondi, che ogni anno la città ospita.

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L’interno del Duomo per un po’ ci ha assorbiti e riparati dalla calura che iniziava a farsi sentire.

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Tra una marachella e l’altra siamo riusciti a fare un giretto verso la parte bassa della città, per poi comunque ritornare alla città alta, e attraversare il Ponte delle Torri che collega il colle della Rocca con il Monteluco.

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La passeggiata a strapiombo oltre ad offrirci una vista strepitosa ci ha regalato un po’ di fresco, se non altro per le cascatelle che scrosciano dall’altra parte di questo formidabile acquedotto-ponte.

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Questa struttura è inserita nel paesaggio circostante con un’armonia difficilmente superabile, tanto che sembra galleggiare nella vegetazione. Ecco cosa ha scritto a proposito Goethe, nel suo Viaggio in Italia.

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I giorni in cui abbiamo viaggiato erano eccezionalmente caldi, sapevamo che a poche decine di chilometri ci aspettava una piscina immersa nel verde della campagna umbra, e così abbiamo salutato Spoleto per non approfittare oltre ogni limite della resistenza della piccola Giulia.

Non avremmo mai immaginato di trovarci così bene al Casale San Bartolomeo, dove Gabriele ed Anna ci attendevano. Una loro mail nei giorni precedenti al viaggio mi aveva avvertita di come non fosse facilissimo raggiungere la loro casa-rifugio, e così è stato. Una strada sterrata piena di pietre bianche che sembrano solo portare ad altre pietre bianche conduce in realtà verso un piccolo sogno ad occhi aperti.

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Una casa in sasso circondata dal bosco, un prato curatissimo con macchie colorate di fiori – gelsomino, oleandri, ortensie, lavanda, rose, geranei… – una piscina pulitissima e camere spaziose arredate con garbo sono la ricetta dell’accoglienza perfetta.

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Ma le sorprese non erano finite, e dovevamo ancora scoprire la libreria a disposizione degli ospiti, i gatti piccolissimi e grandi, e l’ottima cucina curata di persona dal padrone di casa. Ora, se lo chiedete a me libri gatti e un buon chef, in buona compagnia – la migliore che potessi avere, quella di Giacomo e Giulia – sono probabilmente il massimo della vita.

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Più tardi abbiamo conosciuto anche Giulia e Giorgia, le figlie deliziose di Anna e Gabriele, che hanno fatto giocare la nostra Giulia con i loro giochi, nella loro casetta in giardino (sì, Casale San Bartolomeo è davvero una meta ideale anche se viaggiate con bambini piccoli).

Un’altalena sospesa ad un albero, un’amaca alla fine di un piccolo sentiero nel bosco, il chiasso delle cicale che cede al silenzio verso sera… mi sembrava di vivere in una favola.

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Siamo andati a letto presto perché la nostra giornata era stata intensa. Mi sono svegliata verso mezzanotte, e l’incanto è stato completo quando guardando fuori dalla finestra ho visto molte piccole luci danzare nel buio della notte. Le lucciole facevano festa nel bosco.

Per me le lucciole sono infantile stupore, sono ricordi lontanissimi di estati passate in Val Trebbia nella casa in collina, sono l’estate e la sera che arriva e mia nonna che mi prende per mano e mi porta a scoprirle, tra le sue ortensie azzurre e le sue rose.

Sono stata tentata di scendere dalla mia stanza in pigiama e godermi lo spettacolo raggiungendo magari l’amaca. Mi sono ripromessa di aspettare la sera seguente per far scoprire le lucciole a mia figlia, che non le aveva ancora viste.

Per fortuna avremmo trascorso un’altra notte a Casale San Bartolomeo, e dopo un altro giorno di giri meravigliosi avremmo potuto godere ancora di quella pace accesa di gioia.